L’Università di Padova, con Regione Veneto e Veneto Agricoltura, studia sistemi non letali per proteggere gli animali al pascolo. I prototipi Remo e Romolo sono in prova in due parchi faunistici toscani: i primi segnali sono incoraggianti, ma la ricerca è ancora in corso.
Dissuasori per lupi: la sperimentazione dell’Università di Padova
Luci e ultrasuoni che cambiano nel tempo per evitare che il predatore si abitui agli stimoli. È la strada seguita dall’Università di Padova nella ricerca sui dissuasori per lupi, sviluppata con Regione Veneto e Veneto Agricoltura per ridurre le predazioni negli alpeggi. Il progetto è coordinato dai professori Nicola Trivellin, Alessandro Pozzebon e Michele Scotton.
Come spiega il comunicato dell’ateneo del 30 ottobre, recinzioni elettrificate e dispositivi acustici possono perdere efficacia quando gli animali si abituano a segnali poco variabili. I ricercatori cercano quindi combinazioni di stimoli ottici e sonori che mantengano la capacità di allontanamento, insieme a sensori adatti all’ambiente alpino, economici e a basso consumo.
Da Remo a Romolo, prove in condizioni controllate
Il primo prototipo, chiamato Remo, è installato dal novembre 2025 nel parco faunistico AnimaNatura di Semproniano, in provincia di Grosseto. Qui la risposta dei lupi viene osservata in condizioni reali ma controllate. Secondo l’ateneo, gli ultrasuoni hanno prodotto indicazioni preliminari incoraggianti; le luci stroboscopiche hanno suscitato reazioni differenti a seconda del colore e della frequenza di lampeggio.
L’esperienza ha portato a Romolo, secondo prototipo con cui a fine settembre è iniziata una nuova campagna al Parco faunistico dell’Amiata. Questi test non dimostrano ancora una riduzione delle predazioni negli allevamenti: servono a individuare le soluzioni da sviluppare e sperimentare ulteriormente.
Sensori autonomi e un possibile robot mobile
L’obiettivo successivo è una rete di dispositivi lungo il perimetro dei pascoli, capace di riconoscere la presenza del lupo, attivare i dissuasori e avvisare un sistema di monitoraggio remoto. Batterie e pannelli fotovoltaici alimentano i prototipi; l’intelligenza artificiale dovrà contribuire a distinguere il predatore dagli altri animali, limitando falsi allarmi e interventi inutili.
In una fase ulteriore è previsto anche un sistema mobile, una sorta di cane robot, per trasportare i dispositivi sul terreno accidentato. Rimane una prospettiva di ricerca. I progetti HEIMAT e MELKEN sono finanziati rispettivamente dalla Regione e da Veneto Agricoltura.
