Gli aumenti degli stipendi dei magistrati, a differenza di altre categorie, non si decidono tramite una contrattazione. Ogni tre anni vengono adeguati per legge, prendendo come riferimento gli aumenti degli altri dipendenti pubblici. Il Governo fa il calcolo sulla base di parametri Istat e lo fissa con un Dpcm. Con il metodo usato fino ad oggi dai governi precedenti, stando alle cifre pubblicate in queste ore, gli aumenti erano del 4,85% per il 2018-2020 e del 6,69% per il 2021-2023.
Ma l’Associazione Nazionale Magistrati e altre associazioni di magistrati hanno fatto ricorso, sostenendo che il sistema di calcolo andasse rivisto, e i magistrati del TAR e del Consiglio di Stato hanno dato loro ragione. Così ora con il nuovo metodo, gli aumenti salgono al 6,22% e al 12,32%, quasi il doppio per l’ultimo triennio. Il conto di questo ricalcolo, per lo Stato italiano, sarebbe di 979 milioni di euro. Insomma un miliardo di euro. Il Governo, attraverso l’Avvocatura di Stato, ha fatto ricorso. Ma il Tar e il Consiglio di Stato hanno dato torto al governo e ragione ai ricorrenti.
“Gli importi effettivi sono di gran lunga inferiori a quelli riportati dai giornali” ha spiegato nei giorni scorsi l’Anm all’Adnkronos. “Si tratta, peraltro, di componenti stipendiali dovute per legge, che l’amministrazione ha omesso per anni di corrispondere – ha detto ancora l’Anm – Il loro ammontare è la diretta conseguenza dei ritardi accumulati nel pagamento”. Ora se il presidente del Consiglio non firma dal Consiglio di Stato si prospetta la nomina di un commissario ad acta. “Non voglio fare polemica – dice Meloni – ma ora in coscienza non me la sento di mettere la mia firma su questo provvedimento”.