Frigoriferi hackerati anche in Veneto: dopo il caso di Ponzano, l’attenzione si sposta sulla sicurezza degli impianti connessi. L’Università di Padova ha pubblicato un bando di ricerca sulla resilienza informatica dei sistemi di refrigerazione.
Il frigorifero non si apre, non viene svuotato e non lascia tracce visibili di un’intrusione. Eppure, in un supermercato, può smettere di raffreddare perché qualcuno ha modificato da remoto i parametri dell’impianto. È quanto accaduto anche a Ponzano Veneto, nel Trevigiano, dove un attacco al sistema di refrigerazione ha compromesso prodotti alimentari. Il punto vendita è tra i quattro esercizi indicati da Conad nella ricostruzione degli episodi del 2 novembre.
I sistemi connessi regolano temperature, compressori e cicli di sbrinamento, permettendo ai tecnici di controllare gli impianti a distanza. Se però le interfacce sono esposte alla rete o gli accessi non sono protetti, un’intrusione può compromettere la conservazione delle merci. Il tema dei rischi informatici per le attività automatizzate era già stato affrontato in un approfondimento sul cyber risk nelle imprese.
Frigoriferi hackerati, la ricerca dell’Università di Padova
Su questa frontiera si colloca un’iniziativa del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Padova. Il 4 giugno 2026 è stato pubblicato un bando per un incarico di ricerca intitolato «Resilienza cyber-fisica per sistemi HVAC&R». Il progetto prevede lo studio, lo sviluppo e la valutazione di soluzioni di cybersicurezza per sistemi intelligenti di riscaldamento, ventilazione, condizionamento e refrigerazione. Il bando del Ministero dell’Università e della Ricerca indica come finanziatore il Dipartimento padovano.
Non è uno studio sui singoli attacchi ai supermercati né un’analisi pubblicata dopo gli episodi di novembre: il progetto ha un campo più ampio, ma comprende anche la sicurezza degli impianti di refrigerazione connessi.
Nel frattempo, l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha richiamato gli operatori della filiera alimentare a verificare l’esposizione su Internet dei sistemi di gestione, separare le reti degli impianti da quelle aziendali e rafforzare gli accessi remoti con VPN e autenticazione a più fattori. Le indicazioni dell’ACN per la catena del freddo coinvolgono anche manutentori e fornitori.
La merce da eliminare è il danno più evidente. Quello meno visibile è un comando digitale capace di alterare, a distanza, un impianto fisico.
