Non solo risultati e campioni: tra i 53 titoli in concorso per il Premio Memo Geremia 2026 ci sono storie di riscatto, malattia, discriminazione e seconde possibilità. E tra gli autori c’è anche una cardiologa che vive a Padova.
Il Premio Memo Geremia è entrato nella fase finale della sua dodicesima edizione, con 53 libri in concorso. Ma dietro al numero c’è un panorama molto più vario di quello che potrebbe suggerire un premio dedicato alla letteratura sportiva: nelle opere selezionate lo sport diventa il punto di partenza per raccontare fragilità, ambizioni, discriminazioni, malattia e possibilità di riscatto.
E proprio scorrendo i titoli in gara emerge un elemento interessante: non c’è un solo modo di raccontare lo sport. Ci sono campioni affermati, ma anche persone che hanno dovuto ricominciare da zero, atleti costretti a confrontarsi con la malattia e ragazzi per i quali una palestra o un campo da rugby possono diventare un’occasione per cambiare strada.
La calciatrice che ha combattuto anche contro i pregiudizi
Una delle storie è quella di Valentina Giacinti, raccontata nel libro Il coraggio di chi trema – La mia vita in contropiede, scritto insieme al giornalista Alessandro Alciato.
La sua è una storia che attraversa anche l’evoluzione del calcio femminile italiano. Giacinti racconta gli inizi in un movimento ancora lontano dai riflettori, prima dell’esplosione della sua carriera: oltre 200 gol in Serie A, la Nazionale, la fascia di capitana del Milan e gli scudetti conquistati con la Roma.
Nel libro trovano spazio anche gli stereotipi con cui il calcio femminile ha dovuto fare i conti. Una parte del racconto riguarda proprio il contrasto tra i pregiudizi e la crescita di un movimento che negli ultimi anni ha conquistato una dimensione professionistica.
Dal ring al riscatto: la storia di Michael Magnesi
C’è poi il pugilato di Michael Magnesi, raccontato nel libro Michael Magnesi – Volevo solo diventare campione del mondo.
Prima dei titoli e delle cinture c’è un’infanzia complicata. Il pugile racconta di essere cresciuto ai margini, di aver vissuto situazioni di violenza familiare e di essere stato spesso incapace di trovare il proprio posto.
A 15 anni arriva il primo incontro con il ring. La palestra diventa progressivamente il luogo nel quale incanalare la rabbia e trovare regole e disciplina. Da lì parte una carriera che lo porta al titolo italiano dei superleggeri, alla cintura mondiale IBO e, nel 2023, al titolo mondiale Silver WBC. Nel febbraio 2026 Magnesi è risultato primo nel ranking WBC dei pesi superpiuma.
Quando lo sport deve fare i conti con la malattia
Uno dei racconti più lontani dalla semplice celebrazione della vittoria è Il mio secondo tempo, nel quale Achille Polonara ripercorre la propria carriera nel basket e soprattutto il periodo segnato dalla malattia.
Il giocatore racconta il passaggio dai grandi club europei e dalla Nazionale a una situazione completamente diversa: prima un tumore, poi la leucemia, la chemioterapia, il trapianto di midollo e il coma.
Il titolo del libro diventa così anche una metafora: il “secondo tempo” non è soltanto quello sportivo, ma quello di una persona costretta a fermarsi e a ricominciare.
A Padova una storia che parte dal cuore degli sportivi
Tra i 53 libri ce n’è anche uno particolarmente legato al territorio padovano.
Si intitola Nel cuore dei campioni ed è scritto da Cristina Pasqualetto, medico cardiologo specializzato anche in cardiologia dello sport. Nata in provincia di Venezia, Pasqualetto vive a Padova, dove ha conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia, la specializzazione in Cardiologia e un master in Cardiologia dello sport.
Il libro racconta le esperienze di otto atleti che hanno dovuto confrontarsi con una diagnosi di cardiopatia e con una domanda difficile: cosa succede quando lo sport, che fino a quel momento rappresentava una parte fondamentale della propria vita, diventa improvvisamente qualcosa da cui prendere le distanze?
È uno dei casi in cui la dimensione sportiva si intreccia direttamente con quella medica e personale. E per il Memo Geremia rappresenta anche una delle opere che hanno un legame più evidente con Padova.
Il rugby come possibilità di riscatto
Un altro libro porta invece lo sport dentro un contesto di forte disagio sociale.
Noi siamo i briganti, di Sara Rattaro, racconta la storia dei Briganti di Librino, squadra di rugby nata nell’omonimo quartiere di Catania.
Il protagonista è Marco, cresciuto in un ambiente segnato dal degrado e dalla mancanza di prospettive. Nel racconto il rugby diventa uno spazio nel quale imparare a stare insieme, assumersi responsabilità e soprattutto continuare a credere nel proprio futuro.
La storia parte proprio da una squadra composta da ragazzi della zona e da due allenatori che decidono di investire su di loro quando molti altri li considerano senza possibilità.
Dentro il calciomercato, tra sogni e contratti
C’è infine anche una storia che porta il lettore dall’altra parte del calcio: quella dei procuratori.
In Ci chiamavano sciacalli – La vita di un giovane procuratore nella giungla del calciomercato, Carlo Pallavicino racconta in prima persona il proprio percorso nel mondo del pallone, dagli anni dell’adolescenza fino alla nascita di una delle prime agenzie internazionali di procuratori.
Nel suo racconto compaiono nomi come Careca, Donadoni e Ronaldo e un mondo fatto di trattative, contratti e rapporti personali, osservato dall’interno da chi per decenni ha lavorato nel settore.
Cinquantatré libri, molti modi di raccontare lo sport
Sono storie molto diverse tra loro, ma hanno un elemento comune: lo sport è raramente soltanto il risultato di una partita.
Può essere un lavoro, una possibilità di riscatto, una battaglia contro i pregiudizi, una professione, una fonte di sofferenza oppure il punto di partenza per ricostruire la propria vita.
È questa la varietà che emerge dai 53 titoli della dodicesima edizione del Memo Geremia, che dopo la presentazione del 16 settembre è entrata nella fase finale. La premiazione è prevista il 12 novembre nell’Aula Magna dell’Università di Padova.