La moda italiana guarda al 2035 con cinque proposte rivolte alle istituzioni dal Forum di Venezia: investimenti stabili, accordi fra marchi e fornitori, infrastrutture per il riciclo, legalità e competenze. Confindustria Moda e Veneto Est chiedono regole certe e impegni condivisi con le imprese.
Moda italiana, cinque proposte verso il 2035
Una prospettiva industriale di lungo periodo per la moda italiana ed europea, con responsabilità condivise fra imprese e istituzioni. Si chiude con questo indirizzo la quinta edizione del Venice Sustainable Fashion Forum, ospitato il 5 e 6 novembre alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia. Confindustria Moda e Confindustria Veneto Est presentano cinque proposte elaborate con il contributo scientifico di TEHA: sono richieste e linee operative, non misure pubbliche già approvate.
Dopo il confronto su filiere responsabili e formazione della prima giornata, l’agenda conclusiva “Road to 2035” mette a fuoco gli strumenti per sostenere innovazione, circolarità e resilienza.
Investimenti e collaborazione nella filiera
La prima proposta chiede continuità negli aiuti a ricerca, intelligenza artificiale e transizione, con finanziamenti più accessibili. Le azioni indicate comprendono figure condivise fra reti di PMI per accompagnare i progetti innovativi e l’integrazione dei segnali climatici nella pianificazione di collezioni e acquisti.
Il secondo punto riguarda patti pluriennali fra marchi e fornitori strategici, con impegni su durata o volumi, garanzie e risultati verificabili. L’obiettivo è condividere costi e rischi degli investimenti; TEHA propone sperimentazioni in due o tre distretti, coinvolgendo le banche.
Riciclo e regole sul mercato
Per la circolarità, terza priorità, i promotori chiedono un quadro operativo chiaro sulla responsabilità estesa del produttore nel tessile e infrastrutture adeguate. La domanda di fibre riciclate dovrebbe essere sostenuta da obiettivi graduali, tracciabilità, acquisti pubblici e impegni dei marchi, accanto a poli distrettuali di selezione e pretrattamento.
La quarta proposta unisce tutela delle condizioni di lavoro e controlli sulle importazioni, anche sui piccoli invii. Sul piano operativo vengono indicati controlli sociali condivisi fra più clienti, per evitare duplicazioni, e un rapporto annuale con indicatori verificabili.
Competenze e prospettiva europea
Il quinto punto riguarda programmazione dei fabbisogni professionali, ITS, apprendistato e formazione continua. Nel comunicato conclusivo Luca Sburlati e Andrea Favaretto Rubelli collegano la tenuta della manifattura a investimenti e competenze. La collaborazione Italia–Francia e i distretti sono indicati come strumenti per trasformare le priorità in progetti.
