Le nanofibre a Padova sono al centro di Electrospin 2026, la conferenza internazionale che dall’1 al 4 settembre riunisce ricercatori, ingegneri e imprese da diversi Paesi. Al centro dell’appuntamento c’è una tecnologia capace di produrre fibre su scala nanometrica, con applicazioni che spaziano dalla medicina all’energia, dalla filtrazione ai tessuti intelligenti.
A Padova la tecnologia che lavora sull’infinitamente piccolo
A prima vista sembrano soltanto fibre sottilissime. In realtà, dietro le nanofibre si apre uno dei settori più trasversali della ricerca sui materiali. È questo il campo al centro di Electrospin 2026, la nona conferenza internazionale dedicata all’elettrofilatura, che dall’1 al 4 settembre porta a Padova ricercatori, ingegneri e rappresentanti dell’industria provenienti da diversi Paesi. La cerimonia inaugurale si è svolta ieri nell’Aula Magna di Palazzo Bo. Da mercoledì 2 settembre i lavori si spostano al Centro Culturale San Gaetano, dove proseguiranno fino a venerdì. Ad organizzare l’appuntamento è il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Padova, con un comitato composto da docenti, ricercatori e dottorandi dell’ateneo. Tra i componenti figurano Martina Roso, Carlo Boaretti, Michele Modesti e Alessandra Lorenzetti, insieme a diversi giovani ricercatori.
Come si producono le nanofibre
Il termine può sembrare da laboratorio, ma il principio alla base dell’elettrofilatura è relativamente semplice da descrivere. La tecnica permette di trasformare una soluzione polimerica in fibre estremamente sottili attraverso l’azione di un campo elettrico, controllandone composizione, struttura e caratteristiche. Il risultato è un materiale con proprietà che possono essere progettate in funzione dell’utilizzo finale. Per questo la ricerca sull’elettrofilatura non riguarda soltanto la produzione delle fibre, ma anche il modo per controllare il processo, renderlo più efficiente e portarlo dalla sperimentazione alla produzione su scala maggiore. È proprio questo passaggio, dal laboratorio alle applicazioni concrete, uno degli obiettivi dichiarati di Electrospin 2026. Il programma comprende infatti sia gli aspetti teorici e di modellazione sia le tecnologie per il controllo del processo e le strategie per la produzione industriale.
Dalla medicina alle batterie
La parte più interessante per chi non lavora nei laboratori è forse quella delle applicazioni. Nel settore biomedico, le nanofibre vengono studiate per la realizzazione di strutture destinate all’ingegneria dei tessuti, sistemi per il rilascio controllato di farmaci e sensori indossabili o impiantabili. Tra gli ospiti plenari della conferenza c’è Xiumei Mo, ricercatrice di Donghua University, che lavora proprio sull’utilizzo delle nanofibre per la rigenerazione di tessuti come pelle, nervi, vasi sanguigni, ossa e cartilagini. Un altro fronte è quello dell’energia. Le nanofibre possono essere utilizzate nello studio di elettrodi per batterie, supercondensatori e celle a combustibile, oltre che per materiali destinati alla catalisi. Tra i relatori figura Il-Doo Kim del KAIST, la cui attività comprende nanofibre per sensori chimici e dispositivi energetici, comprese applicazioni nelle batterie al litio. La conferenza affronta anche materiali derivati da fonti biologiche e riciclabili, membrane per la purificazione dell’acqua e dell’aria, sistemi di filtrazione e tessili intelligenti.
Quando un tessuto diventa un dispositivo
È proprio il confine tra materiale e tecnologia a rendere interessante questo settore. Le nanofibre possono essere progettate per assumere funzioni che vanno oltre quella di semplice supporto. Nel programma di Electrospin compaiono, per esempio, sensori chimici, biologici e fisici, sistemi di filtrazione e separazione, materiali capaci di rispondere a determinati stimoli e fibre destinate a essere integrate in dispositivi elettronici e multifunzionali. Il settore dei tessili intelligenti è uno degli esempi più immediati: la fibra non è più soltanto ciò che compone un tessuto, ma può diventare parte di un sistema capace di svolgere una funzione tecnologica.
Una conferenza internazionale, con Padova al centro
Il programma riunisce esperti provenienti da università e centri di ricerca internazionali. Tra i relatori plenari figurano studiosi impegnati su nanofibre, biomedicina, membrane, batterie, sensori e materiali avanzati. La presenza dell’Università di Padova non si limita però a ospitare l’evento. L’ateneo è direttamente coinvolto nell’organizzazione attraverso il Dipartimento di Ingegneria Industriale, con docenti e giovani ricercatori presenti nel comitato organizzatore. La scelta della città non è casuale neppure dal punto di vista logistico. Dopo l’inaugurazione a Palazzo Bo, i lavori si concentreranno al San Gaetano, nel cuore della città, trasformando per quattro giorni Padova in un punto di incontro tra ricerca accademica e industria.
Dalla ricerca alla vita quotidiana
La vera sfida, per l’elettrofilatura, è ora trasformare le possibilità offerte dalla ricerca in tecnologie utilizzabili su larga scala. È il motivo per cui Electrospin 2026 dedica spazio anche all’industrializzazione, alla sostenibilità e alla collaborazione tra università, centri di ricerca e imprese. Per quattro giorni Padova sarà così il luogo in cui si parlerà di una tecnologia quasi invisibile per dimensioni, ma potenzialmente molto concreta negli effetti: fibre che possono entrare nella medicina, nell’energia, nella depurazione dell’acqua e dell’aria e perfino nei vestiti del futuro.
