Papa Francesco all’Angelus saluta i carcerati di Padova che oggi gli hanno dedicato un concerto bellissimo . E noi abbiamo pianto

 

E’ arrivata una carezza sui visi scavati di rapinatori, assassini stupratori. Visi induriti, che avrebbero fatto la felicità di Cesare Lombroso. La carezza li ha inteneriti, alcuni sono stati solcati da lacrime di commozione: un piccolo miracolo del papa Francesco, che nel primo angelus dall’apertura della porta Santa per il Giubileo della misericordia, ha salutato tutti i carcerati ed in particolare quelli di Padova. I reclusi del Due Palazzi hanno idealmente “regalato” al Papa un concerto, tenutosi oggi nella struttura di reclusione. Ho visto alcuni di questi uomini commuoversi sentendo un brivido quando il Santo Padre li ha nominati collettivamente. E mi sono commosso un po’ anch’io che ho avuto una vita che non mi ha portato a finire degli anni dietro alle sbarre, a pensare che in una città come Padova può capitare una grande fortuna. Quella di avere una orchestra di ragazzi, i “Polli(ci)ni” che sceglie di accettare l’invito a suonare in carcere. Un’altra fortuna è sicuramente quella di avere avuto un uomo della provvidenza come Nicola Boscoletto che 25 anni fa con un gruppo di sognatori ha messo in piedi un’opera che dà da lavorare in carcere, recuperandoli attraverso il lavoro, a centinaia di persone. Uomini che entrano tra le mura del Due Palazzi perchè si sono macchiati di crimini pesanti, ma che escono con una possibilità di redenzione sociale ed umana grazie al mestiere che apprendono. Sulla strada di Nicola Boscoletto la Provvidenza ha messo una persona per bene come Salvatore Pirruccio, ora sostituito da Ottavio Casarano, persona con cui ho avuto modo di scambiare un paio di parole oggi e che mi ha fatto una ottima impressione: forse a Padova continueremo ad essere fortunati ed ad avere un altro oepratore di bene in una amministrazione, quella carceraria, delicatissima. In tempi in cui si inneggia alla giustizia fai da te, allo sparare ai ladri, si rischia di passare per buonisti se non si inneggia al “buttare via la chiave” ed alle “pene esemplari”. Io continuo a credere che la pena esemplare è quella che dà all’uomo che ha sbagliato una seconda possibilità. Che rende possibile il perdono, e per chi crede, la misericordia appunto, che è la compassione per la miseria altrui.

Ed allora io mi sono immedesimato nell’uomo dai capelli bianchi che piangeva di fianco a me. Ed una lacrima è scesa anche sul mio viso. La musica ci ha commossi entrambi: una musica bellissima quella che i ragazzini padovani dell’orchestra del Pollini sanno suonare con una capacità di coinvolgimento profonda. Si divertono i ragazzi, si vede e si sente. E suonano addirittura senza maestro. Il concerto è stato trasmesso in diretta da Sat 2000. Spero che lo replichino così magari lo potranno vedere anche quelli che ciclicamente inneggiano alla pena di morte, alla castrazione chimica, alla giustizia sommaria. Nessuno di quelli che ho visto in queste settimane parlare del presepe ed agirtare il Gesù bambino come se fosse una clava, come scriveva tempo fa su un bell’editoriale un mio amico, nessuno di questi così pubblicamente cristiani cattolici, era in carcere questa mattina. Avrebbe fatto bene anche a loro vedere un vecchio galeotto commuoversi ascoltando un brano di Morricone eseguito da una ragazzina con un clarinetto che trafiggeva il cuore. Provo misericordia per i cuori induriti dall’odio. E spero che il Papa Francesco, che ha mandato una carezza ai carcerati di Padova, ne provi anche per me che ero con loro a commuovermi per una pagina bellissima della città del Santo.

Alberto Gottardo

Qui di seguito il comunicato stampa di Officina Giotto
«In tutte le cattedrali del mondo, vengono aperte le Porte Sante, perché il Giubileo della Misericordia possa essere vissuto pienamente nelle Chiese particolari. Auspico che questo momento forte stimoli tanti a farsi strumento della tenerezza di Dio. Come espressione delle opere di misericordia, vengono aperte anche le “Porte della Misericordia” nei luoghi di disagio e di emarginazione. A questo proposito, saluto i detenuti delle carceri di tutto il mondo, specialmente quelli del carcere di Padova, che oggi sono uniti a noi spiritualmente in questo momento per pregare, e li ringrazio per il dono del concerto». È papa Francesco a parlare, all’Angelus di sabato domenica 13 dicembre, mentre all’applauso fragoroso di piazza san Pietro ne risponde uno non meno commosso in diretta dalla casa di reclusione Due Palazzi di Padova.

Qui oltre centocinquanta detenuti, operatori e volontari della casa di reclusione stanno seguendo la preghiera del papa. Il laboratorio che normalmente accoglie il magazzino del laboratorio di biciclette è diventato una sala da concerto, ma anche uno studio televisivo, perché Tv2000 sta riprendendo l’evento in diretta. C’è anche la Rai – per la precisione Rainews24, Rai3 e Rai5 Cultura – con la giornalista Caterina Doglio che, da giorni presente nella casa di reclusione, sta girando lo speciale “Giubileo, l’altro sguardo” che andrà in onda il 3 gennaio.

 

Tanti operatori e tanti cameraman per un evento senza precedenti: un concerto di un’orchestra di ragazzi, i Polli(ci)ni del Conservatorio Cesare Pollini di Padova, all’interno di un carcere. «Un concerto per ringraziare papa Francesco», spiega Nicola Boscoletto, presidente di Officina Giotto, che con la parrocchia del carcere ha organizzato l’evento, «di aver scelto di diventare la voce degli ultimi, quelli di cui non parla nessuno. Qui tra queste mura può capitare di vedere il più bello spettacolo a cui si possa assistere: gli occhi di persone cambiate. E ancora più belle sono le lacrime dei genitori per i figli che erano su una brutta strada e poi hanno cambiato vita».

 

Dopo l’Angelus, introdotto dalla solenne Pomp and circumstance di Elgar, scorrono i brani di Bach, Massenet, Grieg, Morricone, Anderson e Warren, intervallati da brevi messaggi dei protagonisti. Dei detenuti, in primo luogo. «Diventando cristiano», è il racconto di Gaetano, «una frase mi colpiva durante il cammino di preparazione: “Laddove abbonda il peccato, la grazia di Dio sovrabbonda”. È la storia di Paolo, è la storia di tanti di noi. Grazie, papa Francesco: che ti ricordi di noi, che ci ricordi che Dio ci sta aspettando. Grazie anche che ci chiedi di convertire le nostre storie: la misericordia di Dio è una faccenda seria, non una favola». «Siamo dei privilegiati», fa eco il cappellano del carcere don Marco Pozza, «a poter contemplare storie di “perduti” che, con la grazia di Dio e l’amore degli uomini, stanno rimettendosi in piedi. I vivi possono risorgere, non solo i morti».

 

Nelle prime file ci sono i rappresentanti delle istituzioni e del mondo penitenziario. «I giorni in carcere possono essere giorni di dolore, di speranza, oppure di indifferenza. La peggiore tra queste è certamente l’indifferenza», dice il provveditore alle carceri del Triveneto Enrico Sbriglia, «oggi, grazie al concorso di tante persone è un giorno di speranza, un giorno che potremo ricordare a lungo». La conduttrice Eugenia Scotti chiama a intervenire anche i ragazzini dell’orchestra, soprattutto Alessandro, violinista che strappa il sorriso a tutta la platea per la freschezza delle sue risposte. Ad Alessandra e Giulio, i due piccoli dell’orchestra, due detenuti, Michele e Giuseppe, fanno il dono simbolico del panettone, che poi verrà regalato a tutti i ragazzi, ai docenti e ai genitori intervenuti. C’è anche tempo di darsi il prossimo appuntamento: domenica 27 dicembre il nuovo vescovo di Padova don Claudio Cipolla inaugurerà la “porta della misericordia” nella cappella del carcere di Padova. Un portale che assomiglia poco a quello di un santuario, ma la porta di sicurezza rossa di pesante metallo per l’occasione verrà ingentilita e rivestita con una riproduzione della porta giubilare della basilica di San Pietro.

 

È il momento dei saluti finali. «Caro Papa Francesco, la tua vicinanza è per noi motivo di speranza, la tua attenzione ci fa sentire più vivi che mai», dice Guido, detenuto che lavora al call center della casa di reclusione, «ringraziamo Dio per il dono che sei per tutti noi carcerati e per tutte le persone del mondo. Grazie Papa Francesco. Un forte abbraccio. E ricordati che preghiamo per te». Lo stesso messaggio viene echeggiato in otto lingue diverse: anzitutto in spagnolo, la lingua del papa, poi in albanese, arabo, kossovaro, cinese, portoghese. Da ultimo Roberto, detenuto svizzero di lingua tedesca, lo ripropone con una significativa aggiunta dedicata al papa emerito Benedetto XVI.

 

L’ultimo brano, un frizzante Chattanooga choo choo, viene accompagnato a ritmo dai battimani dei detenuti, che poi invocano a gran voce il bis. È Fiddle Faddle di Leroy Anderson, brano swingante che dà modo ai giovani percussionisti dell’orchestra di mettere in mostra tutta la strumentazione. Applausi scroscianti, ragazzini che escono applauditi tra due ali di folla. Ed è già ora di tornare: qualcuno a casa, qualcuno in cella. Varcando quelle porte che, proprio grazie all’iniziativa di papa Francesco, possono diventare altrettante porte della misericordia.