Prandina, sono iniziati gli abbattimenti degli edifici non tutelati nell’ex caserma di Padova. Il progetto prevede 40mila metri quadrati di parco, con tre immobili storici destinati al recupero.
Per anni è stata un’area chiusa, incastrata tra corso Milano e via Orsini, che i padovani hanno imparato a conoscere soprattutto dall’esterno. Ora, all’ex caserma Prandina, il cambiamento comincia a prendere forma con le ruspe. Sono partite le demolizioni degli edifici che non sono sottoposti a vincolo della Soprintendenza, primo passaggio concreto nella trasformazione dell’area nel Parco delle Mura di San Benedetto.
Gli interventi riguardano cinque strutture: due depositi, un edificio che ospitava uffici e alloggi e due garage. Non tutto, però, verrà cancellato. Tre immobili storici tutelati resteranno in piedi e, nelle intenzioni del progetto, saranno recuperati per ospitare in futuro attività civiche, culturali, museali e associative.
Prandina, da area militare a spazio verde
Il progetto punta a trasformare circa 40mila metri quadrati in un parco pubblico, attraverso un intervento di depavimentazione che dovrebbe restituire spazio al verde nel cuore della città. L’operazione non riguarda soltanto l’abbattimento degli edifici: comprende anche la bonifica ambientale necessaria per rendere l’area fruibile.
Secondo le informazioni diffuse sull’avvio dei lavori, l’intervento di demolizione e realizzazione del parco ha un costo di circa 2,5 milioni di euro, a cui si aggiungono 1,2 milioni per la bonifica. Sono cifre che danno la misura di quanto la trasformazione richieda, oltre al progetto urbanistico, anche un lavoro preparatorio sul terreno.
Gli edifici che resteranno raccontano il passato della Prandina
La scelta di conservare i tre immobili vincolati segna una differenza importante rispetto a una semplice operazione di sgombero: il progetto prevede di mantenere alcune tracce della storia militare dell’area, assegnando loro nuove funzioni pubbliche.
È qui che la trasformazione dovrà dimostrare il proprio valore: non soltanto liberare spazio e piantare alberi, ma costruire un luogo in cui il verde possa convivere con attività aperte alla città. Per i padovani, il passaggio più significativo sarà vedere un’area rimasta a lungo separata dalla vita urbana diventare finalmente accessibile e utilizzabile.