Il welfare di chi lavora in proprio, il peso sulla famiglia e il ricambio generazionale: il tema riguarda anche la continuità delle imprese venete, dove il 74% delle aziende è familiare.
Chi si prende cura di chi si prende cura degli altri? La domanda, al centro di un incontro dei Giovani Imprenditori di Confcommercio Padova, riguarda una parte spesso poco visibile della vita economica: quella di chi ogni giorno deve mandare avanti un’attività, prendere decisioni e assumersi responsabilità che non si fermano alla porta dell’azienda.
Welfare imprenditoriale a Padova: quando il lavoro coinvolge la famiglia
Il convegno “Welfare imprenditoriale: benessere, famiglia e futuro dell’impresa”, ospitato nella sede di Confcommercio Padova, ha affrontato proprio il rapporto tra lavoro, vita privata e continuità aziendale. Un tema che in Veneto ha anche una dimensione strutturale: secondo Unioncamere, le imprese familiari rappresentano il 74% del tessuto produttivo regionale. E il passaggio tra generazioni resta un momento delicato: i dati della Commissione europea riportati da Unioncamere indicano che una sola impresa familiare su quattro supera il passaggio dalla prima alla seconda generazione, mentre il 15% arriva alla terza.
«Un’impresa sta bene se sta bene anche chi la guida», ha detto Anna D’Amico, presidente dei Giovani Imprenditori di Confcommercio Padova, aprendo l’incontro. Il benessere dell’imprenditore non è stato affrontato soltanto come una questione individuale, ma come una condizione che può incidere sulla vita dell’azienda e delle persone che le stanno intorno.
Fabio Streliotto, amministratore delegato di Innova Welfare, ha illustrato gli strumenti del welfare aziendale, dalle misure per i collaboratori alle certificazioni come il Family Audit, richiamando anche la responsabilità delle istituzioni nel sostenere chi guida un’attività.
Luca Marcolin, economista aziendale e fondatore di Family Business Unit, ha invece posto l’accento sul rischio di autosfruttamento. «La prima famiglia a essere sacrificata è spesso proprio quella imprenditoriale», ha osservato, indicando nella cura di sé una condizione per riuscire a tenere insieme i due ambiti della vita dell’imprenditore: famiglia e impresa.
Il ricambio generazionale è già una questione veneta
Il benessere personale si intreccia con un’altra sfida: capire chi prenderà in mano l’azienda quando l’attuale titolare si farà da parte. Non si tratta soltanto di trasferire proprietà e responsabilità, ma anche di passare competenze, rapporti con i clienti e conoscenze costruite nel tempo.
Il tema è già al centro di iniziative regionali. Da evidenzaiare anche l’età dei titolari: oltre 5.700 imprese individuali hanno alla guida una persona di almeno 70 anni.» . Nel 2026 Unioncamere Veneto e le Camere di commercio hanno avviato percorsi di orientamento per accompagnare il trasferimento della leadership nelle micro e piccole imprese, coinvolgendo titolari, collaboratori e aspiranti imprenditori. Il programma prevede incontri su valutazione d’azienda, business plan e aspetti comportamentali del passaggio.
Dalle successioni agli strumenti per la continuità
Durante il convegno padovano, Flavia Morazzi, commercialista e consulente d’impresa di Ascom Servizi, ha presentato alcuni strumenti per affrontare il passaggio generazionale, tra cui donazione, patto di famiglia e holding. Soluzioni diverse, da valutare in base alla struttura dell’azienda e agli obiettivi della famiglia.
L’incontro si è chiuso con un esercizio guidato da Sabrina Fantini, coach e consulente organizzativa, per individuare punti di forza e criticità nei rapporti familiari e aziendali. L’idea è partire dal dialogo prima che il ricambio diventi un’urgenza.
La questione, quindi, non riguarda soltanto chi erediterà un’attività. Riguarda anche le condizioni in cui l’imprenditore lavora oggi e la possibilità che l’impresa continui a esistere domani, senza disperdere competenze e relazioni costruite nel territorio.