Fernando Zilio porta in fondo la cessione delle azioni Tecnoholding: una iniezione di capitali freschi per la Padova 4.0

"Da oggi il progetto Padova 4.0 è realtà". A scriverlo sul proprio profilo facebook il presidente della Camera di commercio di Padova Fernando Zilio. 
"L' assemblea di Tecnoholding ha deliberato l'acquisto di azioni proprie di conseguenza l'acquisto di tutto il pacchetto azionario posseduto dalla nostra Camera - ha aggiunto il presidente della Camera di commercio di Padova -, è stato un atto coraggioso decidere di vendere e non cosi scontato riuscirci ma ce l'abbiamo fatta.
In tempi di grande crisi lo sentivo un dovere morale riportare le risorse investite altrove nelle casse della nostra Camera, questa partita vale circa 55 milioni di € che sommate alle altre che in parte abbiamo già chiuso arriviamo cira 100 mil. Che saranno tutti a disposizione del progetto PADOVA 4.0 il quale ha già dato i primi frutti con l'investimento in Interporto il quale giá sta realizzando le grù a portale. Al martedi continuiamo nell'ascolto di chi ci vuol portare idee e contribuiti per fare di Padova la vera capitale economica del Triveneto Smartcity Softcity città capitale dell'innovazione atrattiva e predisposta per liberare le energie dei nostri giovani assieme alle Categorie Economiche a Provincia, Comuni, Università, Fondazioni, Parco Scientifico, Fiera, Interporto, Zip, Maap. e a tutti quelli che lo voranno.
Un ringraziamento alla GIUNTA e al CONSIGLIO CAMERALE per il coraggio di avermi creduto e all'unanimità hanno permesso che si realizasse questo sogno.
In barba ai gufi che gufafano, oggi lo posso dire ce l'abbiamo fatta concedetemi un pizzico di orgoglio".

I Bonus Casino: uno dei maggiori vantaggi di giocare online!

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La politica protezionistica di Donald Trump potrebbe costare 44 milioni di euro al sistema Padova

Quasi 44 milioni di euro. È la ripercussione a breve termine che avrebbero sulle aziende padovane l'introduzione dei dazi doganali "minacciati" da Donald Trump e dalla candidata Marine Le Pen secondo Fabbrica Padova, centro studi di Confapi. Il presidente Carlo Valerio: «Quella nazionalista è una risposta sbagliata. Rinunciare a un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza sarebbe dannoso per tutti, anche i "trumpisti" del Veneto devono tenerlo a mente».

Il ricorso alle politiche protezionistiche annunciato da Donald Trump farebbe perdere alla provincia almeno 13 milioni di euro l'anno. È una stima di Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, partendo dal presupposto che oggi gli Stati Uniti rappresentano per l'export del territorio il terzo mercato di sbocco (dietro a Germania e Francia), facendo entrare nelle casse delle imprese padovane un valore che, nel 2016, si è aggirato attorno ai 657 milioni di euro.

Il calcolo del "danno" parte da uno studio degli economisti della società di consulenza e ricerca economica Prometeia, che ha ipotizzato un ritorno alle tariffe doganali di fine anni '80 stimando un costo totale per le imprese italiane di oltre 756 milioni di euro, il 2% degli attuali valori esportati verso gli Stati Uniti (circa 35 miliardi l'anno), con particolare penalizzazione per i settori del Made in Italy (dove i dazi sono storicamente più rilevanti) e della meccanica (primo settore d'interscambio). Mantenendo lo stesso rapporto per l'ammontare dell'export padovano si arriva, appunto, a calcolare 13,14 milioni di euro di minori utili per le imprese.

Il "giochino" può essere ripetuto anche per la Francia, ipotizzando un'affermazione di Marine Le Pen, candidata di estrema destra alle elezioni transalpine del 2017. Il suo programma elettorale contempla misure come l'uscita dall'Euro, il ripristino dei controlli sulle frontiere per limitare drasticamente l'immigrazione e la creazione di un "patriottismo economico" che prevede una tassa al 3% sulle importazioni. Ebbene, ipotizzando che il costo si ribalti sui margini delle aziende che esportano, e considerando che le esportazioni delle aziende padovane oltralpe hanno toccato il miliardo e 18 milioni, nel 2016 si arriva a calcolare un'incidenza di 30,57 milioni di euro.

«Le cifre proposte sono stime, ed è chiaro che prima di azzardare qualsiasi analisi occorre vedere se le promesse - o meglio: le minacce - saranno tradotte in fatti, anche perché difficilmente un ritorno alla politica commerciale precedente l'entrata in vigore del WTO sembra conciliabile con il sistema delle norme multilaterali di cui gli Stati Uniti stessi sono garanti» afferma Carlo Valerio, presidente di Confapi Padova. «E tuttavia alcune riflessioni già oggi s'impongono, anche perché il fenomeno dell'ascesa degli estremismi politici non è circoscritto agli Usa e alla Francia ed è chiaramente la risposta a una serie di questioni esplose negli ultimi anni: mi riferisco, in particolare, all'aumento dell'insicurezza economica, alla reazione al fenomeno dell'immigrazione e alla paura del terrorismo. E tuttavia quella nazionalista è una risposta sbagliata. E lo dico proprio considerando quello che il Nord Est e nello specifico il Veneto rappresentano nel contesto internazionale: un lampante esempio di territorio che, sfruttando la propria posizione geografica, le caratteristiche del sistema produttivo e i vantaggi del mercato unico europeo, ha realizzato in un trentennio una crescita economica senza precedenti».

«Il mantenimento di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza è uno dei principi su cui si fonda l'Unione europea» prosegue Valerio. «Tornare indietro in questo processo, assecondando semplicistiche derive protezioniste, avrebbe ripercussioni a dir poco nocive per la nostra economia. Con l'affermazione di un mercato unico in Europa il sistema di qualificazione di prodotti e servizi si è standardizzato, le infrastrutture sono state potenziate, le opportunità di finanziamento sia pubbliche sia private sono aumentate, soprattutto a favore dello sviluppo delle pmi, che costituiscono la colonna portante dell'economia italiana. Sono state soprattutto le esportazioni ad aver dato slancio all'economia veneta, anche nei momenti di peggior crisi internazionale e nelle fasi di debolezza della domanda interna. Ha senso abbandonare tutto questo?».

Bollette pazze: Federcontribuenti e Fenalca in soccorso delle famiglie alle prese con importi anomali di acqua, luce e gas

Bollette pazze. Da quelle dell'acqua con quasi 100 metri cubi chiesti in anticipo, a quelle del gas chieste dopo anni di chiusura del contratto. E' una giungla quella in cui cercano di muoversi i cittadini del Veneto, territorio particolarmente vessato dalla concorrenza del mercato libero. Ma anche strizzato dalle e municipalizzate. Federcontribuenti ha messo a punto un servizio di tutoraggio gratuito dei cittadini in difficoltà nel districarsi tra le trappole del mercato delle utenze, a cui si sommano le già spinose questioni relative alle cartelle esattoriali e gli accertamenti fiscali.
"Giovedì scorso al polo del contribuente si sono rivolte alcune famiglie in difficoltà per bollette fuori ogni grazia di Dio - spiega Marco Paccagnella, presidente di Fedrcontribuenti - molti i casi eclatanti relativi ad anomalie delle bollette dell'acqua del gruppo Hera. Una famiglia si è vista recapitare una bolletta del'importo di oltre 300 euro per consumi non ancora effettuati". Disguido possibile a causa di stime errate del consumo dell'acqua. Ma an che secondo Paccagnella "un metodo di autofinanziamento surrettizzio delle aziende che erogano il servizio dell'acqua che in questo modo possono finanziarsi a tasso zero presso i clienti abbattendo l'indebitamento a breve verso le banche". Alla conferenza stampa al caffè Pedrocchi hanno partecipato oltre a Marco Paccagnella anche l'avvocato Marco Zanetti e la responsabile Fenalca scuola professoressa Gianna Marcone.
In questo caso i professionisti del polo del contribuente, (uno sportello che presso la sede di Federcontribuenti Veneto in via Galilei ad Albignasego funziona tutti i giovedì pomeriggio dalle 15 alle 17.30) consigliano di chiedere la possibilità dell'autolettura ad Hera e di sospendere l'eventuale pagamento automatico in banca.
Un altro caso limite è quello delle bollette di gas ed energia elettrica che continuano ad essere recapitate a casa di un residente a Padova, nonostante il contratto disdetto sei anni fa, e il subentro nella gestione delle utenze di un altro gestore. "In questo caso occorre spendere qualche quattrino e un po' di tempo per mandare comunque una raccomandata con ricevuta di ritorno - spiega Paccagnella - ma d'altro canto la contropartita sarebbe il pagamento del debito "fantasma" stimato dal gestore in questione, Gdf Suez, compagnia già sanzionata in passato dalle authority italiane per milioni di euro a causa di comportamenti commerciali scorretti. A questo proposito Federcontribuenti sta siglando accordi di arbitraggio preventivo azienda/cliente con importanti aziende della fornitura di gas ed energia elettrica. L'ultimo con Energrid, operatore che assicura la certificazione dei consumi rievati e una procedura bonaria e rapida in caso di controversie".

 

I servizi garantiti dal Polo del Contribuente e rivolti a tutti i cittadini coprono a tutto tondo ogni aspetto fiscale, bancario, lavorativo per tutte le categorie di contribuenti e lavoratori: ''abbiamo stretto una collaborazione, – informa il presidente Paccagnella -, con Fenalca chiudendo il cerchio dei servizi con l'assistenza fiscale nei centri CAF, sindacato e patronato''. Rappresentanza, assistenza e tutela legale perchè mai più a nessuno sia ''negato il diritto a vivere con dignità senza elemosinare un diritto. Nel Polo del contribuente è attivo anche il dipartimento tutela lavoro, come un sindacato 2.0, un sindacato che non pensa alla sua storia ma al presente e al futuro rimanendo nel l'attualità in un mondo che in pochi anni si è rivoluzionato fuori dai vecchi schemi, inoltre facciamo presente che si potrà accedere a tutti i servizi di patronato e caf in collaborazione con Fenalca".

Per maggiori info
Polo del contribuente c/o Federcotribuenti
per prenotazioni telefoniche 049 691782
ricevimento tutti i giovedì dalle 15 alle 18 in via Galilei 129/a Abignasego

Le "barriere di ingresso" nel sistema gioco

Si è detto più volte che il sistema-gioco ed il sistema casino online con bonus è una riserva di Stato e come tale lo rappresenta ed agisce in virtù delle concessioni che lo stesso Stato rilascia e che gli operatori acquisiscono previa presentazione di “requisiti” controllati e valutati da chi ne è deputato. Questi requisiti, però, ad oggi, sembrano essere insufficienti o, forse, carenti poiché consentono un “intrufolarsi” di personaggi “alquanto scomodi” (appartenenti ad organizzazioni criminali) negli organigrammi delle società di gestione del gioco, creando non pochi inconvenienti. Si è anche detto che la malavita sembra essere sempre un passo avanti alla legalità e trova sempre il modo e la maniera di raggiungere i suoi scopi aggirando leggi ed ostacoli ed arrivando ad entrare in strutture che “danno una sorta di potere” e che permettono, poi, di gestire il malaffare all'interno di una attività assolutamente legale e lecita come le concessionarie di gioco lecito. Ecco, di conseguenza, che i “famosi requisiti” di cui si devono ammantare le società che trattano di gioco devono essere assolutamente più controllati, più severi, più approfonditi e non devono dare spazio ad ingressi non graditi alla legalità. Di conseguenza, si potrebbe innanzitutto prevedere, in considerazione che il mercato dei giochi è sempre più internazionalizzato ed integrato a livello europeo, che siano annoverate tra le cause ostative al rilascio di qualsiasi licenza o concessione le condanne erogate all'estero quanto meno per i reati di criminalità organizzata, corruzione e riciclaggio. E prevedere anche provvedimenti di confisca e sequestro in relazione alla fattispecie di gioco illecito. Sarebbero dei gran “bei passi in avanti” per evitare ingressi sgraditi e sgradevoli nella legalità. Poi, si potrebbe anche inserire, in analogia a quanto previsto dalle norme sugli appalti pubblici, il divieto di partecipazione alle gare per quegli operatori colpiti da sanzioni di interdittiva sulla responsabilità amministrativa delle società e degli enti, così come da quelli colpiti da altra sanzione che comporta il divieto di contrarre rapporti con la pubblica amministrazione o che abbiano subito condanna per il reato di falso in bilancio. Sempre, poi, per rafforzare “le barriere di prevenzione” del gioco legale e dei casino migliori è indispensabile estendere l'applicazione della normativa che sottopone il rilascio delle autorizzazione ai requisiti previsti dalla legge antimafia a tutta una serie di soggetti che invece attualmente sono esclusi. Lo ”standard antimafia” e di moralità deve essere assolutamente omogeneo per tutta la filiera del gioco pubblico, dal vertice (concessionario) all'ultimo gestore (esercente) che si tratti di gioco online o di raccolta di gioco terrestre, di gestori di apparecchi o terzi incaricati, di produttori o di importatori di apparecchi da intrattenimento. Ovviamente, va tenuto presente che tutti gli interventi per riformare le barriere di ingresso nel sistema dei giochi dovranno tenere conto della normativa europea relativa alla giurisprudenza della Corte di Giustizia in materia di gioco, salvaguardando l'efficenza del sistema italiano nell'ottica dell'ordine pubblico. Sarà fondamentale, per il futuro, che anche di operatori di società che hanno sede all'estero abbiano l'obbligo di concessione od autorizzazione di polizia e che questo sia ancorato alla tutela degli interessi di ordine pubblico. Parimenti sarà indispensabile, e non più procrastinabile, un intervento che tenda ad uniformare la tempistica delle gare di concessioni di gioco, troppo spesso emesse con scadenza imminente tramite provvedimenti scarsamenti studiati circa la conseguenze che potrebbero derivare da una normativa imperfetta: e di imperfetto nel sistema-gioco italiano c'è davvero tanto.

Alberto Baban esce da Tapì e si dedica all'accelerazione di start up innovative

Cambio di proprietà per Tapì, azienda leader nella produzione di tappi sintetici, con sede a Massanzago in Provincia di Padova. Il pacchetto di maggioranza del gruppo, che nel 2016 ha fatturato a livello globale 40 milioni di euro, è da oggi di proprietà del fondo d'investimento Wisequity IV, di Wise Sgr. I fondatori del gruppo ed ex soci di maggioranza Alberto Baban e Nicola Mason, e il fondo Gradiente I, hanno infatti ceduto le proprie quote alla fondo di private equity italiano promosso dalla Sgr fondata nel 2000, L'operazione è stata seguita dal partner di Wise Sgr Stefano Ghetti e da Marco Mancuso. Resta in società, con una quota di minoranza, Roberto Casini che assumerà la carica di amministratore delegato per assicurare la continuità aziendale. Il gruppo Tapì, che nel 2016 ha fatturato 40 milioni di euro con un aumento di oltre il 20%, conta 70 dipendenti in Italia e circa 400 a livello globale con stabilimenti produttivi Italia, Messico e Argentina, servendo oltre 20 paesi nel mondo.

«Da azienda familiare – commenta l'ex presidente del gruppo e fondatore Alberto Baban – Tapì è ora diventata multinazionale tascabile. Una startup nata da zero nel 2000 come srl è arrivata a fatturare 40 milioni di euro nel 2016: dimensioni importanti che vanno ora accompagnate verso un'ulteriore fase di internazionalizzazione. Abbiamo creato, partendo dalle competenze del territorio, un marchio leader a livello globale che fonda sul Made in Italy il proprio posizionamento. Per replicare ulteriormente il modello però serviva una nuova spinta che la nuova proprietà assicura in toto: Wise è un fondo italiano che ha capito le potenzialità di Tapì e vuole creare un progetto ambizioso, molto ambizioso. La società ha il suo cuore in Italia e non potrà che essere così anche in futuro: il know how, il management e le funzioni di ricerca e sviluppo sono saldamente ancorati al territorio e al concetto di Made in Italy».

Per Alberto Baban, che con la cessione delle quote esce di scena dal gruppo, si apre una nuova stagione imprenditoriale. Forte delle sue 14 partecipazioni in diverse società del territorio Veneto e soprattutto come presidente di Venetwork, società per azioni che riunisce 57 imprenditori veneti impegnati nel finanziamento e sviluppo di re-startup e nuove imprese dichiara: «Continuerò con forza il mio impegno verso il territorio e il suo tessuto imprenditoriale. E poi le idee sono veramente molte così come le persone che mi avvicinano per proporre nuovi business. Il Veneto è una regione di una straordinaria potenzialità con dei veri imprenditori molto capaci. Dobbiamo costruire un sistema solido che possa dare un futuro alle prossime generazioni, è una responsabilità a cui non possiamo sottrarci».

"Costo della salute, allocazione delle risorse": lunedì 30 all'Aula Morgagni ritornano gli appuntamenti dell'associazione ex Alunni Antonianum

Sarà il Ragioniere generale dello Stato Daniele Franco ad aprire quest'anno il tradizionale Ciclo di conferenze organizzato dall'Associazione Ex Alunni dell'Antonianum di Padova, intervenendo sul tema "Costo della salute, allocazione delle risorse".
Il Ciclo, intitolato "La medicina: arte, scienza e pratica etica", sarà composto da cinque incontri che si terranno ogni lunedì alle 21.00 presso l'Aula Morgagni del Policlinico Universitario (Via Giustiniani 2, Padova, con ingresso libero), a partire dall'intervento di Daniele Franco lunedì 30 gennaio. A seguire:
Carlo Casalone, docente di Bioetica presso la Pontificia Facoltà Teologica di Napoli, "Etica del nascere e del morire", lunedì 6 febbraio;
Alessandro Nanni Costa, direttore Generale dell'Istituto Nazionale per i Trapianti, "Trapianto d'organi: atto umanitario o prodotto di un'organizzazione complessa?", lunedì 13 febbraio;
Maria Teresa Russo, docente di Filosofia morale presso l'Università di Roma 3, "La salute perfetta: promessa o utopia?", lunedì 20 febbraio;
Gianfranco Gensini, già Clinico medico di Firenze), "Dalla medicina personalizzata alla medicina integrata", lunedì 27 febbraio.
La scelta della Medicina, e quindi della Salute, come tema del Ciclo di conferenze 2017 si deve a più circostanze. Fra di esse il fatto per cui la gran parte del bilancio di ogni Regione italiana riguarda proprio il funzionamento del servizio sanitario. Inoltre, per i cristiani la dimensione del soccorso del malato e del curare sono da sempre importanti, poiché Gesù stesso nel Vangelo si presenta spesso come colui che si china a guarire malati.

Finco risponde a Macola sul futuro della Fiera: scintille sul futuro del polo di via Tommaseo

«Riterrei il giudizio di Ferruccio Macola pretestuoso e fuorviante, se non fosse stato drammatico il declino di PadovaFiere, che come lui ben sa è coinciso in gran parte con il periodo dal primo decennio del Duemila al 2015. Un fallimento gestionale misurato dalla caduta verticale dei ricavi, dai 22,3 milioni di euro nel 2007 ai 7,5 milioni nel 2015, l'emorragia di marchi ed eventi, il depauperamento del capitale sociale. E l'incapacità di vedere per tempo che il mondo e il mercato fieristico stavano cambiando, imponendo crescita diretta o per aggregazioni. Giudizi così temerari e irrispettosi del ruolo dell'imprenditoria locale e della sua associazione vanno semplicemente rispediti al mittente». Così il presidente di Confindustria Padova, Massimo Finco, risponde alle dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi alla stampa dall'ex presidente di PadovaFiere, Ferruccio Macola.

«Oggi abbiamo il dovere di guardare avanti - è l'analisi di Finco sul futuro di PadovaFiere - uscendo dalla polemica e dal piccolo cabotaggio, e di focalizzare una nuova idea di fiera nello scenario evolutivo del mercato fieristico. Ci sono le competenze per farlo. Vanno creati nuovi contenuti esperienziali, connessione con le filiere territoriali, massa critica e networking. Far emergere il meglio di quello che sappiamo fare, aiutare le piccole e medie aziende ad acquisire visibilità internazionale, favorire l'incoming, diventare un acceleratore di innovazione. È la visione di fiera di cui c'è bisogno, un luogo vivo 365 giorni l'anno. Come realizzarla dovrebbe essere il tema di ogni confronto. Il punto non è quanto e come i singoli imprenditori abbiano investito o investano, ma l'idea di fiera su cui valga la pena rilanciare».
«L'interesse a investire - sottolinea il presidente di Confindustria Padova - è legato alla validità del prodotto per la natura del proprio business. Aziende e settori con dimensione, organizzazione e mercato legati al mondo globale non hanno interesse alle fiere locali, sono proiettati non già a Padova e forse neanche a Milano, ma ad Hannover, Berlino, Shanghai, Hong Kong, Las Vegas».
«La Fiera di Padova può trovare la sua missione nella valorizzazione delle filiere territoriali, delle produzioni di nicchia peculiari, del valore culturale e del turismo, nell'incoming di buyers internazionali. Può diventare il luogo di una sinergia ancora mai nata tra mondo scientifico e della ricerca e mondo dell'impresa e dei servizi per la transizione a Industria 4.0. Un centro visibile di competenza che concretizzi il trasferimento tecnologico, animato da eventi coinvolgenti l'impresa, la scuola, i centri di ricerca. Uno spazio fertile per le idee dei giovani, appetibile per laboratori, multinazionali ma anche per la finanza d'impresa e il private equity».
«Il piano industriale di Geo - conclude Finco - sembrerebbe orientato in questa direzione innovativa e merita sostegno, oltre ad essere tenuto sotto osservazione, in un contesto che dovrà anche qualificare mobilità e ricettività, con l'obiettivo di preservare il capitale sociale di PadovaFiere e riprendere a valorizzarlo a beneficio della comunità e del tessuto economico».

Banche venete, parte l’azione di tutela del M5S per i truffati: “Mentre noi agiamo da Zaia solo chiacchiere”

Zaia annuncia e stanzia, il Movimento 5 Stelle agisce: da una parte c'è - solo sulla carta - il milione di euro che la Regione promette ai truffati delle banche, dall'altra il taglio degli stipendi dei consiglieri regionali M5S che permetterà il ricorso alla Corte Europea dei diritti dell'uomo per tutelare chi è finito nel tritacarne delle popolari venete.

A lanciare la durissima accusa è Jacopo Berti, capogruppo del Movimento 5 Stelle in consiglio regionale veneto, che ha formalizzato un'interrogazione sull'argomento: nel documento si chiede alla giunta veneta quali saranno i tempi per l'erogazione dei fondi, sia per l'assistenza psico-sociale che per quella legale, che i danneggiati delle banche popolari venete attendono ormai oltre un anno.

"Stiamo parlando di questi fantomatici stanziamenti da mesi ormai – dice Berti – ovvero da quando, più di un anno fa, Zaia ha annunciato di aver stanziato mezzo milione di euro per pagare le cause dei truffati dalle banche".

In sede di bilancio regionale, poi, lo stanziamento è passato da mezzo milione a un milione di euro. In seguito la giunta ha cambiato il regolamento, scegliendo di dirottare i fondi alle associazioni dei truffati e non più direttamente alle persone.

"Bene, bravi, bis – spiega Berti – peccato che a tutt'oggi ai truffati e alle loro associazioni sia arrivato da Zaia solamente un vagone pieno di slogan e pacche sulle spalle. Dei soldi manco l'ombra, poi accusano noi di speculare e di fare allarmismo. Sono loro che speculano sulla pelle di chi ha già sofferto per aver perso i risparmi di una vita".

"Zaia è come Renzi – sottolinea il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Veneto – entrambi parlano tantissimo e stanziano una marea di soldi, che poi non arrivano mai. Né quelli di Renzi, né tanto meno quelli di Zaia".

Il Movimento 5 Stelle, invece, agisce e porta a termine le promesse: "Con il taglio degli stipendi dei 5 consiglieri regionali – ricorda Berti – verrà pagato il ricorso alla Corte Europea dei diritti dell'uomo, per tutelare i diritti delle persone rovinate da questi pirati delle banche in giacca e cravatta".

Tutti i dettagli dell'operazione verranno resi pubblici sabato 21 gennaio 2017 alle 17.30 all'hotel Fior di Castelfranco, dove saranno presenti l'eurodeputato David Borrelli, il parlamentare Luigi di Maio e il senatore Gianni Girotto.