A Padova la speranza di vita raggiunge gli 84,4 anni, un anno in più rispetto alla media italiana. Ma in Veneto cresce il numero di persone che rinunciano alle prestazioni sanitarie: nel 2024 erano oltre 383mila.
Il quadro provinciale presenta anche altri indicatori favorevoli. Su 60 parametri analizzati dall’Istat, Padova ne registra 38 con valori superiori alla media nazionale e soltanto 8 in posizione sfavorevole. È il risultato migliore tra le province venete per numero di indicatori positivi.
Accanto a questi risultati, però, emerge il problema della rinuncia alle prestazioni sanitarie. Nel 2024, secondo i dati Istat ripresi dalla Fondazione Gimbe, il 7,9% dei residenti in Veneto, oltre 383mila persone, ha dichiarato di aver rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria. La percentuale era del 7,4% nel 2023 e del 6,4% nel 2022: in due anni l’aumento è stato quindi di 1,5 punti percentuali. Il dato riguarda l’intera regione e non è disponibile, in questa rilevazione, come percentuale specifica per la provincia di Padova.
La questione resta attuale anche a livello nazionale. Il Rapporto Bes 2026 dell’Istat, riferito al 2025, indica che il 9,6% della popolazione italiana, oltre 5,6 milioni di persone, ha rinunciato ad almeno una visita medica o a un accertamento diagnostico di cui aveva bisogno. Tra le cause principali figurano le liste d’attesa e le difficoltà economiche.
Speranza di vita a Padova, Bertin: «Vivere più a lungo deve significare vivere meglio»
A richiamare l’attenzione sul problema è Patrizio Bertin, presidente di Confcommercio Padova. «Questi numeri ci restituiscono due facce della stessa realtà. Da una parte viviamo in un territorio nel quale la qualità della vita è elevata e la longevità rappresenta un patrimonio importante. Dall’altra dobbiamo chiederci se vivere più a lungo significhi anche poter vivere meglio e accedere alle cure quando se ne ha bisogno».
Per Bertin, il tema riguarda anche l’economia e l’organizzazione dei servizi. Una popolazione che invecchia modifica i consumi, i bisogni delle famiglie e la domanda di assistenza. Un passaggio che si collega anche alla questione dell’invecchiamento attivo, già al centro di una ricerca dell’Università di Padova.
«La vera sfida -conclude Bertin – non è soltanto aggiungere anni alla vita, ma aggiungere qualità agli anni che viviamo». Una questione che passa anche dalla possibilità di ricevere una visita o un accertamento senza dover rinunciare per i costi o per tempi d’attesa incompatibili con le proprie necessità.
