Forza Nuova boccia la candidatura di Marco Marin a sindaco di Padova

 

Da Forza Nuova riceviamo e pubblichiamo:
E la montagna partorì il topolino…Una metafora calzante al toto-candidature del Pdl a Padova: alla fine hanno prevalso i peggiori propositi e le segreterie romane. Il candidato pidiellino che doveva contendere Palazzo Moroni a Flavio Zanonato è forse il meno adatto a rappresentare la vastità d’istanze e di proposte politiche che doveva contrapporsi alla sinistra padovana. Maurizio Saia, molto più popolare, è stato sacrificato da un modo di concepire la politica a noi alieno: i calcoli di piccolo cabotaggio e le logiche consociative proprie alla prima repubblica hanno prevalso anche sulla razionalità. Marin è un semisconosciuto, nessuno l’ha mai sentito parlare, non ha carisma né acume politico, è un cavallo zoppo che non può ambire nemmeno al ballottaggio. E il tutto in un contesto nazionale dove il Comune di Padova poteva essere strappato tranquillamente al partito democratico. Ma l’intelligenza politica non è -certamente- la caratteristica più nota nell’accozzaglia pidiellina veneto-padovana. Mille correnti, mille divisioni, mille fratture anche all’interno dei contenitori che hanno composto il partitone berlusconiano sono riuscite a creare le condizioni per una sconfitta sicura. Paolo Caratossidis commenta così: ‘ E’ una vergogna! Padova viene sacrificata e ci si appresta ad un altro quinquennio rosso targato Zanonato. Ma la constatazione più amara è che un candidato spendibile avrebbe fatto vedere i sorci verdi al sindaco uscente. Ma ci sono forse anche delle ragioni più inconfessabili per la resa di Padova. Anche all’interno del Pdl veneto e della Lega fa comodo che Padova resti a sinistra. Ci sono troppi interessi in gioco, tra tutti la costruzione del futuro ospedale con la pioggia di euro che ne segue. Zanonato e i suoi sono più affidabili e nell’ombra pdl e pd fanno affari insieme. Corriamo da soli in comune ed in provincia. Non vogliamo contaminarci con una politica che rappresenta solo una grande torta da azzannare.’ E conclude: ‘Marin è un cavallo zoppo. I voti di destra non possono andare a cadere in una minestrina democristiana!’.