Il Capitano Andrea Zuccon ci ha lasciati

 

Questo il testo dell’agenzia Ansa che ho dovuto battere questa sera:
Un ufficiale della guardia di finanza di Padova, il capitano Andrea Zuccon, è stato trovato morto nella propria abitazione di Padova questa sera poco dopo le 18. Dai rilievi compiuti sul posto dai carabinieri risulta senza ombra di dubbio che il finanziere si sia suicidato con un colpo di pistola alla tempia. Delle indagini del caso si sta occupando il sostituto procuratore di Padova Renza Cescon. Il movente del tragico gesto risiederebbe in motivi personali: la carriera di Zuccon infatti era ad una svolta, visto che da martedì avrebbe dovuto prendere servizio al comando generale della Guardia di Finanza a Roma. Arruolatosi all’accademia della guardia di finanza nel 1997, Andrea Zuccon aveva comandato la compagnia di Latisana (Ud) dal 2002 al 2005. Per otto mesi aveva prestato servizio nell’ambito della missione Grifo della guardia di finanza in seno all’Aisaf tra il 2008 ed il 2009. “Ci stringiamo attorno alla famiglia del capitano, ai genitori ed alla moglie ed al loro figlio – spiega il comandante provinciale della guardia di finanza di Padova Ivano Maccani – non faremo sentire solo il figlio e la moglie in questo momento che è tragico per tutti i finanzieri di Padova e del Veneto che avevano apprezzato la professionalità e le doti umane del capitano Andrea Zuccon. Morendo a 32 anni lascia in noi un grande vuoto”.

Sembrano parole di circostanza quelle del colonnello Maccani, ed invece per una volta non lo sono. Il colpo di pistola con cui Andrea Zuccon si è tolto la vita lo hanno sentito nella schiena tutti quelli che in questi anni lo avevano conosciuto oltre l’uniforme. Era una brava persona, con un lato sensibile quasi tenero. Ha deciso di morire da solo ed in me in queste ore sale rabbia e rimpianto. Perchè Andrea Zuccon aveva 32 anni, una carriera sulla rampa di lancio ed un grande vuoto dentro. Che nè la giovinezza nè la carriera riescono a colmare. E mi dispiace che non abbia chiamato uno dei suoi amici, e mi dispiace che da amico non l’ho chiamato ed allora non mi resta che scrivere queste poche righe di saluto. Ciao Andrea, capitano della finanza, che mi raccontavi dell’Afghanistan, di tuo figlio, di quanto a volte sia difficile tirare avanti e stare sempre sull’attenti davanti alla vita. Eri un amico, come faccio a non piangere la prossima volta che vado in caserma e non ti trovo?

Alberto Gottardo