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La Guardia di finanza arresta l’ex sindaco leghista e tre sodali per bancarotta fraudolenta e reati fiscali

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Le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Padova, all’esito di complesse indagini coordinate dalla Procura della Repubblica patavina, hanno eseguito un’ordinanza emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale, di applicazione di misure cautelari personali nei confronti di quattro soggetti, ora agli arresti domiciliari, resisi responsabili dell’avvenuta commissione, in concorso, del reato di bancarotta fraudolenta.
I quattro sono Angelo BERNO (classe ’63), ex sindaco di Tombolo (PD) eletto nelle fila della Lega Nord, già salito alla ribalta delle cronache per essere stato tratto in arresto dai finanzieri per fatti-reato della stessa specie, Giuseppe LA ROCCA (classe ’64), anch’egli già coinvolto in analoghe vicende giudiziarie, ed i fratelli MARIN, Luciano e Michele, (classe ’63 e ’77).
Sotto la lente degli investigatori del Nucleo di Polizia Tributaria di Padova (Sezione Reati Societari e Fallimentari) sono questa volta finite le sventurate vicende aziendali, e più in particolare gli atti gestionali e gli aspetti contabili, di due società operanti nel settore della costruzione e della lavorazione di carpenteria metallica, la ITAL COM s.r.l. di Vigonza (PD) e la ITAL MEK s.r.l. di Tombolo (PD), dichiarate fallite dal Tribunale di Padova, rispettivamente, il 24.4.2013 e l’8.5.2014.
I quattro , risultati essere a vario titolo amministratori formali e/o occulti e liquidatori, hanno deliberatamente e sistematicamente effettuato operazioni di depauperamento delle società e di distrazione di quote di partecipazioni societarie, di immobili, di liquidità e di veicoli aziendali (tra cui lussuose autovetture sportive), prive di giustificazione economica e senza ricevere compenso alcuno, pilotandole di tal guisa verso il fallimento. La sottrazione o distruzione da parte dei responsabili dei libri e delle scritture contabili delle imprese ha reso assai difficoltosa la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari societari.
Gli arrestati hanno agito animati dalla precisa ed unica finalità di far confluire le attività delle società prossime al fallimento in nuove ditte, anche con sede legale all’estero (Slovenia), che tuttavia continuavano a svolgere l’attività sempre negli stessi siti italiani. Le aziende, con passività ormai ingestibili (il solo passivo fallimentare della ITAL COM ammonta a circa 9,5 milioni di euro), venivano di fatto “abbandonate”, intestate a stranieri o a soggetti in situazione di grave disagio personale, in capo ai quali rimanevano i debiti e le pretese, ormai vane, dei creditori che si ritrovano a patire un danno di ingente gravità. Tra questi un soggetto gravemente malato, nominato amministratore della ITAL MEK, attirato dal compenso necessario per vivere e per curarsi, in realtà nemmeno ottenuto.
L’attività di servizio in rassegna si inserisce nell’azione svolta dalla Procura della Repubblica e dalla Guardia di Finanza di Padova a tutela dell’economia e del rispetto delle regole in campo economico e finanziari.

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