La ripresa a Padova c’è e l’occupazione è in ripresa specie nel terziario

 

Il Mercato del lavoro padovano cambia pelle? E’ questa la domanda che ci si pone osservando i dati di Veneto Lavoro, partendo dai quali la Cisl Padova Rovigo, con la collaborazione di Veneto Lavoro della Regione Veneto, accende i riflettori sullo stato di salute del mercato del lavoro provinciale padovano, visto sia nel bilancio consuntivo a tutto il 2016, sia per quanto riguarda il primo semestre di quest’anno. L’analisi del sindacato confederale guidato da Sabrina Dorio spazia oltretutto a una mirata analisi delle dinamiche occupazionali in atto nel sistema economico-produttivo locale, cercando altresì di interpretare le tendenze in essere sia rispetto al periodo pre-crisi 2008, sia in ottica di trasformazioni future.
Spazio dunque ai numeri e agli indicatori più efficaci e significativi di questo focus.

DINAMICHE OCCUPAZIONALI NEL 2016.
Rispetto alle incredibili performance messe a segno nel 2015, legate agli effetti del Jobs Act e della decontribuzione a favore delle imprese che assumevano, il 2016 può essere considerato un anno di assestamento.
Nel lavoro dipendente è stato fisiologico il ridimensionamento delle dinamiche di crescita. Rimane confermato, tuttavia, il trend di crescita dell’occupazione, con un saldo di fine anno che continua a mantenersi positivo: rispetto alla fine dell’anno precedente, a fine 2016 si contano quasi 7 mila posizioni di lavoro dipendente in più.
Rallenta invece la crescita del tempo indeterminato: calano le assunzioni rispetto al 2015 (-35%) ma il bilancio di fine anno si mantiene positivo con +1.300 posizioni di lavoro a tempo indeterminato.
In espansione è, al contrario, il ricorso al tempo determinato (+4.300), mentre per l’apprendistato si assiste a un’inversione di tendenza che, dopo i livelli minimi del 2015 torna a crescere (+31% le assunzioni e il bilancio di fine anno è positivo). Prosegue la dinamica espansiva del lavoro somministrato (+16% le assunzioni rispetto al 2015).

 

DINAMICHE OCCUPAZIONALI NEL 1° SEMESTRE 2017.
Nella prima metà di quest’anno si conferma la crescita dell’occupazione dipendente misurata nel 2016 e desta curiosità l’ulteriore spinta verso l’alto trainata dal tempo determinato e dal somministrato.
Cresce parecchio il flusso complessivo delle assunzioni (cioè delle attivazioni di nuovi rapporti di lavoro) effettuate nel 1° semestre del 2017: +18% rispetto al 1° semestre 2016. Il bilancio occupazionale al 30 giugno 2017 è positivo e pari a circa +7.600 unità. Si tratta di un saldo in netto miglioramento rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti (addirittura il migliore dall’avvio della crisi), che tuttavia rimane ancora al di sotto dei livelli pre-crisi risalenti al 1° semestre 2008.
Si conferma il rallentamento del tempo indeterminato. Le assunzioni rimangono stabili sui livelli dello stesso periodo dell’anno precedente, mentre in leggera crescita risultano i passaggi al tempo indeterminato dal tempo determinato e dall’apprendistato (+9%): il saldo a fine periodo è negativo per circa un migliaio di unità (assestamento delle eccezionali dinamiche espansive del 2015).
Capitolo a parte merita la ripresa dell’apprendistato, con le assunzioni in aumento del 25% rispetto al 1° semestre 2016. Il saldo è positivo per circa 850 unità.

A crescere nuovamente è il tempo determinato dopo il significativo rallentamento del biennio precedente: le assunzioni effettuate nel 1° semestre 2017 mostrano un aumento del 25% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; il bilancio di fine periodo è positivo per circa 5.300 unità.

Ad intensificarsi è anche il trend di crescita del lavoro somministrato: aumentano sia le assunzioni (+15% rispetto al 1° semestre del 2016), sia le posizioni di lavoro in essere (+2.400 unità).
Infine, spulciando fra le altre tipologie contrattuali, va sottolineata la rilevante ripresa del lavoro intermittente (o lavoro a chiamata) dopo il significativo calo degli anni precedenti: nel 1° semestre 2017 le assunzioni sono più che raddoppiate rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e il saldo è positivo per circa 2.500 unità (effetto della temporanea abrogazione dei voucher). Il lavoro parasubordinato (soprattutto collaborazioni) si conferma sostanzialmente stabile dopo il forte ridimensionamento degli anni precedenti, mentre continuano a essere apprezzati i tirocini (+13% rispetto allo stesso periodo 2016), in questo caso come positivo effetto del programma Garanzia Giovani.

LE DINAMICHE DELL’ULTIMO DECENNIO (1° SEM. 2008 – 1° SEM. 2017)
Azienda Padova ha completamente recuperato le posizioni di lavoro perse a causa della Grande Crisi: erano oltre 11.000 a giugno 2014. Se per Padova risultano recuperate le posizioni di lavoro perse con la Grande Crisi -interviene Sabrina Dorio, Segretario generale della Cisl Padova Rovigo – resta il fatto che il tasso di disoccupazione è ancora all’8%, ma ricordo che prima della crisi era al 3,5%. Inoltre nel nostro territorio il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) al primo gennaio 2017 era pari al 23,2% contro l’11% registrato nel 2007. Nonostante la ripresina, quindi, un giovane su quattro che risiede in provincia è disoccupato. Sicuramente il recupero dei posti di lavoro è strettamente collegato al processo di terziarizzazione del sistema economico-produttivo locale e del mercato del lavoro. La domanda è d’obbligo: quello che stiamo vivendo è davvero un cambiamento di pelle del sistema di assorbimento occupazionale da parte di imprese e mondo produttivo locale?”.

Nel lavoro dipendente, il bilancio occupazionale complessivo del periodo giugno 2008-giugno 2017 è attualmente positivo: dall’avvio della crisi ad oggi si contano oltre 6.000 posizioni di lavoro in più. Questo recupero, ma soprattutto la crescita occupazionale, sono trainati come anticipato dal settore terziario. Rispetto a giugno 2008 la crescita dei posti di lavoro è costante: a fine giugno 2017 le posizioni di lavoro in essere in questo settore risultano aumentate di oltre 17.000 unità.

Ancora pesantemente negativo è il bilancio per il settore industriale: a giugno 2015 la perdita occupazionale complessiva si attestava attorno alle 16.000 unità, e a giugno 2017-nonostante un leggero recupero- il bilancio continua ad essere negativo per oltre 12.000 posti.
Quali sono le tendenze di lungo periodo e i principali indizi delle trasformazioni in atto nel mercato del lavoro provinciale? A rispondere è Sabrina Dorio: “Parallelamente al processo di trasformazione e di ridimensionamento del comparto industriale si assiste al progressivo rafforzamento del terziario. E’ chiaramente in atto un processo di terziarizzazione del sistema del mercato del lavoro padovano. Si tratta però di una trasformazione e di un contesto di mercato del lavoro non governati. Molto spesso, infatti, si tratta di lavori meno remunerativi e più disagiati come orario di lavoro, legati a situazioni di minore stabilità e spesso a part time, magari con orario spezzato! E’ ovvio che questo, oltre a creare una perdita economica, porta a un grave disagio per la gestione familiare, in particolare per le donne”.

I dati mettono in risalto negli ultimi due anni una crescita della partecipazione femminile al mercato del lavoro (ad evidenziarlo è il progressivo aumento, nel lungo periodo, del tasso di attività). Nel lavoro dipendente a giugno 2017 si contano circa 6.000 posizioni di lavoro in più rispetto a giugno 2008. Per i maschi l’importante perdita occupazionale registrata  – pari a circa 9.500 posizioni di lavoro a giugno 2013 – sembra recuperata.

Si assiste a una trasformazione della domanda di lavoro come conseguenza anche, ma non solo, del processo di terziarizzazione. Nel complesso, il tempo indeterminato rimane la modalità prevalente di occupazione (circa l’87% degli occupati nel 2016 è a tempo indeterminato) ma questa quota si va lentamente erodendo.

Tra i nuovi rapporti di lavoro, quelli a termine hanno un peso crescente. Una rilevanza crescente è sicuramente riconducibile al part-time: sul totale delle nuove assunzioni effettuate nel 2016 (lo stesso dato è rilevabile nel 1° sem. 2017) il 36% è a tempo parziale (nel 2008 era part-time il 26% delle assunzioni). Tale quota, nel 2016, è del 25% per gli uomini e raggiunge il 50% per le donne. Nel 2008 era, rispettivamente, del 18% e del 36%.

E’ in atto un progressivo invecchiamento della forza lavoro, sia per questioni demografiche (invecchiamento della popolazione), sia per questioni legate alle regole pensionistiche (posticipo dell’età di pensionamento). Aumentano le assunzioni degli over 54 anche nel mercato del lavoro provinciale (nel 1° sem. 2017 +26% rispetto al 1° semestre 2016).

In leggera crescita, a partire dal 2015, sono le assunzioni di giovani (under 30): dopo la contrazione nel periodo della crisi si registrano nuovi trend di crescita (ma siamo ancora lontani dai livelli pre-crisi). Nel 1° semestre del 2017 si registra un incremento del +23% rispetto allo stesso periodo del 2016: a trainare questa crescita sono soprattutto i contratti di apprendistato (+25%) ed il tempo determinato (+37%).

Guardando alle nuove assunzioni sulla base dei profili professionali è possibile osservare come l’incidenza dei giovani sia rilevante tra le professioni qualificate dei servizi (il 50% delle assunzioni effettuate nel 2016 sono di giovani) e tra i profili tecnici (44%). In quest’ultimo caso il peso dei giovani è in crescita rispetto al 2008.

Va detto infine che le trasformazioni del sistema produttivo hanno effetti rilevanti sul mercato del lavoro anche nella definizione dei nuovi fabbisogni professionali. Accanto alla richiesta di nuove competenze e nuovi profili professionali, cresce anche il fabbisogno di manodopera a basso grado di qualificazione (soprattutto per via del rafforzamento di alcuni ambiti del terziario). Il rischio è quello di una crescente polarizzazione del mercato del lavoro. “Senza un governo complessivo delle dinamiche e delle prospettive occupazionali – dice la Doriola domanda e l’offerta resteranno legate a meccanismi superati. E’ necessario ripensare la progettazione dei lavori del futuro, guardando alle nuove competenze richieste dai settori che stanno ammodernando la produzione o il sistema dei servizi, cogliendo le opportunità offerte dalle trasformazioni 4.0 a 360°. Per questo, serve l’istituzione di un concreto tavolo di lavoro tra parti sociali, Università e Istituzioni preposte, per mettere in campo reali proposte utili e coerenti con l’occupazione del futuro, verificando anche l’offerta formativa scolastica e universitaria per modificarne i programmi in base alle trasformazioni che i giovani incontreranno una volta terminato il percorso di studio. Se il sistema scolastico non si allinea con queste trasformazioni, e le politiche attive non saranno integrate con il mondo del lavoro e della formazione,  resteremo fermi alle enunciazioni e non daremo ai giovani, e ai meno giovani, gli strumenti per trovare un’occupazione in tutto l’arco della loro vita.

Oggi infatti, di fronte alle trasformazioni che il mondo del lavoro presenta, non possiamo più parlare di “lavoro sicuro” ma di come poter garantire di “lavorare sicuramente”.