L’economia di Padova da’ segnali di ripresa: l’analisi di Confindustria

 

La caduta dell’industria padovana ha toccato, forse, il fondo. Nel secondo trimestre 2013 la produzione continua a scendere ed è lontana dai livelli pre-crisi. Ma la discesa rallenta il passo e con ordini ed esportazioni conferma che la recessione si è attenuata. È depressa la domanda interna. Tiene invece l’export, trainato dalle vendite extra-Ue. Si rivede un segno positivo per l’occupazione. Il quadro permane instabile e complesso, eppure qualche spiraglio comincia a intravedersi. Gli indici anticipatori e gli investimenti smettono di scendere e, nel giudizio degli imprenditori, segnalano l’avvio di una fase di lento recupero già nel 2013.

Nel secondo trimestre 2013 l’indice della produzione industriale registra una flessione del -3,2% rispetto allo stesso periodo del 2012 (dopo il -5,6% nel primo trimestre). La contrazione riguarda tutti i comparti del manifatturiero (-2,7%), con il metalmeccanico che fa meglio della media (-1,7%), soffrono di più le costruzioni (-5,8%) e i servizi (-4,9%). L’andamento negativo riguarda soprattutto le imprese fra 10 e 19 addetti (-8,5%). Tra aprile e giugno si attenua la flessione degli ordini, pari al -2,6% su base annua. Per il 35,8% delle imprese la visibilità sugli ordini non arriva a un mese, per il 22,2% supera i tre mesi. Prosegue la caduta delle vendite in Italia, pari al -6,1% (dopo il -5,6% a inizio anno), meno accentuata nel metalmeccanico (-3,1%). Le vendite all’estero perdono il segno negativo dopo tre trimestri e risultano stabili (+0,0%). Il recupero è più marcato nel metalmeccanico (+1,6%). La recessione della zona euro appesantisce l’export in Europa (-6,2%), crescono sensibilmente le vendite sui mercati extra-Ue (+8,1%).

Dopo sei trimestri negativi l’indice dell’occupazione torna positivo, con un +0,9% su base annua. Il dato è negativo solo nelle imprese con 10-19 addetti (-0,5%). Diminuisce di 22 punti il ricorso ai contratti a tempo indeterminato, pari al 27,5% delle nuove assunzioni, stabile il tempo determinato (32,5%), aumenta in modo sensibile l’interinale (40%).

La frenata del calo di attività e ordini attenua la fase recessiva. Si allentano le tensioni sui prezzi delle materie prime, in aumento per il 34,2% delle imprese. Permane elevata e costante la quota di chi registra un rialzo dei tassi di interesse applicati dalle banche, con credito molto selettivo e più caro per il 45,9%. La liquidità aziendale è giudicata tesa dal 36% delle imprese, anche a causa dell’allungamento dei tempi di pagamento: quasi sette su dieci (67,8%) lamentano ritardi.

Le previsioni per il terzo trimestre, pur nell’insieme negative, delineano segni di fine caduta, non ancora l’avvio della risalita. La produzione è attesa in crescita dal 18,9% delle aziende, in calo dal 35,1% (saldo di opinione da -20 a -16). Negative le attese sugli ordini interni. Maggiore fiducia sulla domanda estera, in aumento per il 27,6%, giù per il 14,4. Il 75,8% giudica stabili le prospettive dell’occupazione. Le prime, caute aspettative di inversione di tendenza dell’attività industriale, favorita dal contesto globale ma ostacolata dalle difficoltà nel credito, influiscono positivamente sugli investimenti, previsti nei prossimi dodici mesi dal 57,5% delle aziende. Sale al 20,4% la quota di chi li aumenterà, il 32,9 li manterrà stabili. Prevalgono gli investimenti in sostituzione di impianti, tecnologie e reti informatiche, innovazione tecnologica, formazione.

«La decelerazione della caduta produttiva, dopo sei anni di recessione durissima, e il dinamismo dei nostri prodotti sui mercati extra-Ue, confermano la vivacità di un tessuto produttivo che pur tartassato oltre ogni limite, sfiancato dalla burocrazia e a corto di credito e di liquidità, non si è arreso. Perché questo scenario non si riveli effimero e alla fine della caduta, se sarà confermata nei prossimi mesi, possa seguire l’inizio della risalita, serve stabilità politica e il Governo deve attuare azioni incisive come il taglio immediato del cuneo fiscale che ridiano fiducia, spingano i redditi, i consumi e gli investimenti. A tutti piacerebbe cancellare l’Imu e l’aumento dell’Iva, ma le prime tasse da tagliare sono quelle sul lavoro. Le poche risorse che ci sono vanno concentrate lì, ne beneficerebbe tutta l’economia». Così il presidente di Confindustria Padova, Massimo Pavin commenta i risultati dell’indagine congiunturale realizzata da Ufficio Studi di Confindustria Padova, in collaborazione con Fondazione Nord Est, su un campione di 334 aziende.

«I segni di attenuazione della recessione – aggiunge Pavin – non consentono ancora di prevedere l’avvio della risalita. Non sono infatti scomparse le preoccupazioni per la fragilità dell’economia internazionale ed europea, oltre ai ben noti fattori interni al nostro Paese a cui si aggiunge la perenne conflittualità politica, elementi che potrebbero vanificare le aspettative di una stabile inversione di tendenza. Per scongiurare questa eventualità dobbiamo tutti tenere saldamente al centro il tema della crescita, rinunciando alle piccole convenienze di parte e al desiderio di accontentare tutti».

Tra i maggiori ostacoli alla crescita, Pavin mette la restrizione dei prestiti alle imprese, sia nei volumi che nei tassi, proseguita nella prima parte del 2013. «A molte imprese, anche in buone condizioni, il credito viene negato. La liquidità è scarsa, anche a causa dell’allungamento dei tempi di pagamento denunciato dal 67,8% delle aziende. Ma l’economia reale non cresce se non è finanziata. Serve uno sforzo straordinario di Governo, banche e imprese per spezzare la spirale negativa del credito. Le banche tengano nella giusta considerazione la storia dell’impresa e i suoi progetti». «La morsa del credito può essere attenuata – conclude Pavin – dalla rapida esecuzione e dall’ampliamento dei pagamenti dei debiti della Pa. Il Governo renda disponibile un’ulteriore tranche quest’anno e metta altri miliardi nella legge di stabilità. Sarebbe la più grande manovra espansiva in grado di incentivare gli investimenti delle imprese».