Quello che ho capito del Salone dei sapori è che Padova è bellissima quando sa avere l’umiltà di guardare anche oltre i propri confini

 

Era più facile continuare a riempire il centro storico di bancarelle. Sarebbe stato certamente più comodo prendere una mostra prefabbricata, magari con dei dinosauri di plastica e far finta di fare cultura. Ed invece i ragazzi terribili di Superfly e dell’associazione Veneto Suoni e Sapori  hanno fatto una cosa pericolosissima a Padova: hanno fatto qualcosa di nuovo e vincente. Ma non hanno vinto solo loro, ha vinto la città di Padova e il suo territorio, con i Colli Euganei per la prima volta protagonisti davvero in città. Ha vinto Padova perchè ha saputo andare oltre ai suoi steccati: senza autodefinirsi capitale, come spesso ama fare nei convegni in cui parlavano sempre i soliti sei o sette, con un orizzonte che molto spesso faceva fatica a valicare il confine del Bassanello.
Ed è stata, quella di Padova una prima edizione che ha saputo essere glocal: ha valorizzato quanto di buono, a volte ottimo, sanno esprimere persone e territorio, parametrandolo con il resto d’Italia e un pezzo di mondo. Ed allora c’è stata la premiazione di Erminio Alajmo e della sua famiglia, con la consacrazione di questo elegante signore che ha la fortuna di avere due figli, Raffaele e Massimiliano, che hanno trovato la maniera di continuare una storia di famiglia che sbalordisce. C’era Arrigo Cipriani ieri a palazzo della Ragione, ed anche questa è un’ottima notizia: finalmente anche a Padova iniziamo a pensare quel “near Venice” che ci rende fratelli all’estero quando siamo stati per generazioni dannosamente campanilisti in patria. Ed ha saputo il Salone dei sapori essere anche la vetrina per i tanti veneti che stanno facendo grande la bandiera del gusto in giro per il mondo, in un incontro con i ragazzi dell’istituto alberghiero in cui Massimiliano Alajmo, uno che parla di solito pochissimo, ha raccontato il valore della sconfitta, lui che è uno che ha vinto tantissimo, e quello della tenacia.
Oggi c’era Antonino Canavacciuolo, che ha ricevuto un tripudio di folla nonostante il tempaccio invernale, e ieri gli organizzatori hanno  chiamato in Salone Adua Villa e Giuseppe Cruciani: in entrambi i casi riempiendo un Salone che è una sfida per chiunque, figurarsi sotto un diluvio come quello di sabato sera. E tutto intorno c’erano i vini vulcanici della rassegna Vulcanei, quelli del Consorzio Vini dei Colli euganei e sotto il Salone le tante attività che hanno aperto di cibo da comprare ma anche da gustare in loco, con un Sottosalone che sta diventando sempre più una sorta di showroom dell’arte di trasformare il cibo in emozioni. C’è stato spazio anche per le visite guidate e per il racconto della storia del Salone con Giancarlo Garna, il nostro archeologo con la stazza del Belzoni e una esperienza che forse un giorno avrà voglia di raccontare in un libro. E c’erano i ristoratori di Torreglia capitanati da Fabio Legnaro del ristorante Ballotta e quelli di Arquà Petrarca, con Andrea Cesarone che nel Sottosalone da dicembre ha aperto uno “spin off” del ristorante Val Pomaro. C’era Gianni Calon, il pluri campione del mondo di pizza che ha ristoranti anche in Cina, e l’allievo Manuel Baraldo, che a Caselle di Selvazzano il mese prossimo porta un campionato italiano di pizza tutto da raccontare e da gustare.
C’erano Marco Calon e l’infaticabile Lisa Chilese, che hanno avuto il coraggio di portare i Vini dei Colli Euganei fuori dai Colli Euganei, perchè rassegne strepitose come quelle di Arquà Petrarca o Vulcanei o Calici di stelle, evidentemente non bastano più, per quanto sempre riusciti ed eccellenti, ed allora hanno deciso di passare dal piccolo è bello al grande è bellissimo. Bravi davvero, e coraggiosi anche, perchè posso solo immaginare quanti, che erano già lì con il fucile puntato a sparare il “io l’avevo detto che non funzionava”, abbiano dovuto invece tendere la mano per fare i complimenti, o almeno succhiarsi la lingua biforcuta per rimanere in silenzio.
Sotto il Salone ho incontrato ieri sera Mario Mescolin, ristoratore che ha saputo portare il proprio mestiere oltre l’esperienza del ristorante Le logge di Piazzola sul Brenta e tanti giovani imprenditori che si stanno facendo notare, come i ragazzi della tartare, solo per fare un esempio. Insomma c’è una Padova del gusto che ha saputo mettersi in vetrina oltre gli steccati che spesso in passato l’hanno frenata, e contemporaneamente ha avuto anche l’umiltà di fare il conto con protagonisti del gusto di caratura nazionale, senza lo snobismo verso le cose pop, che certo avranno fatto inorridire i puristi del “questa non è mica cultura” e di solito organizzano poi eventi di cui non si accorgono se non, forse, gli addetti ai lavori. Del Salone del gusto invece si è accorta tutta Padova, probabilmente il Veneto e forse addirittura un pezzo d’Italia. Nonostante il tempaccio, e nonostante fosse la prima edizione, con tutti i rischi ed anche le ingenuità delle prime volte.
Arrivederci al prossimo anno. Perchè non avrete mica intenzione di fermarvi qui, vero?

Alberto Gottardo

P.S.: ah, quasi dimenticavo, complimenti a quello che su questa follia ci ha creduto più di tutti sin dall’inizio: l’assessore al commercio Antonio Bressa, come spesso capita ai giovani scavezzacollo che hanno il coraggio di osare, ha avuto ragione lui.