In queste ore Sergio Giordani ha l’opportunità di dimostrarsi diverso da Massimo Bitonci, o di rivelarsi la sua brutta copia

 

In queste ore Sergio Giordani ha una occasione straordinaria: dimostrare che sa essere un sindaco e possibilmente, un sindaco diverso e migliore da quanto lo ha saputo essere Massimo Bitonci. Due le sfide che il sindaco si trova a fronteggiare. La prima in ordine di tempo quella della gestione del gruppetto di migranti arrivati a Padova a bordo di un pullman di linea. Una trentina di persone portate a Padova dopo un lungo perigrinare senza meta da Cona a Codevigo e poi Piove di Sacco dall’Adl Cobas, nome che in questo secolo si danno i continuatori delle idee dell’Autonomia operaia e del centro sociale Pedro. I soliti noti del tutto e subito hanno usato come truppa i disperati senza niente da perdere provenienti dalla Nigeria e dal centro Africa, incastrati nel limbo a 30 euro al giorno delle cooperative che li custodiscono per conto dello Stato nelle ex basi militari nel nulla agricolo ai confini tra le province di Padova e Venezia. Utili questi poveri diavoli agli opposti estremismi che da una quarantina d’anni si fronteggiano più o meno sotterraneamente in questa città, condizionandone più o meno in maniera decisiva la politica.
Quei richiedenti asilo fanno comodo a tutti: ai continuatori delle idee radicali di Toni Negri come anche ai peggiori razzisti in doppio petto che scrivono magari negritudine anzichè negri, su uno striscione.
Sergio Giordani, incontrando oggi i giornalisti, avrebbe detto ai cronisti che “Padova non può accogliere ulteriori migranti”. Sventolando il dato di 690 persone in progetti di microaccoglienza. Siamo seri, Giordani, stiamo parlando di aggiungere 30 persone a un gruppo totale che costituisce, a farla grande, il 3 per mille della popolazione residente. Padova non è Cittadella: 30 persone o 690 non spostano l’equilibrio nemmeno di un quartiere della nostra città. Il sindaco è lì per risolvere le questioni, nè per agitare i problemi nè per preoccuparsi più di tanto di fenomeni del tutto gestibili.
Da un sindaco eletto dal Partito Democratico e dalle componenti che si richiamano alla solidarietà come pratica quotidiana, un elettore come me, si aspetta una risposta diversa, più coraggiosa. Perchè prendere paura di fronte a una trentina di migranti, significa o essere inadeguato al ruolo di sindaco, o avere paura di tutti i migranti. E questo il sindaco di una città fondata nel suo mito da un altro profugo, Antenore, non può permetterselo. Signor sindaco, lei è primo cittadino della città in cui operano eroi come don Dante Carraro del Cuamm. Se lo ricordi, prima di dire no, fare spallucce e tornare tra gli agi della sua casa in centro storico. Padova la giudicherà dalle sue parole di queste ore, e se pensa che imitare Massimo Bitonci facendo la faccia feroce di fronte agli ultimi le faccia conquistare qualche consenso, rischia di adottare una tattica tanto spregiudicata quanto pericolosa.

Domani sera inoltre Sergio Giordani e il suo vice Arturo Lorenzoni saranno giudicati da una parte non piccola dell’attuale maggioranza: quella che si rifà al programma di Coalizione Civica. Costoro hanno sempre sostenuto che l’ospedale di Padova andava fatto nuovo su vecchio, senza project financing e senza ulteriore “consumo di suolo”, termine con cui la parte più radicale dello schieramento definisce le nuove edificazioni.
Si trovano di fronte un Lorenzoni che tentenna facendo un passo avanti e due indietro sulla proposta di Padova est e che rischia di rimanere stritolato dalle proprie promesse elettorali. Anche qui l’ipotesi tutta tattica e niente strategia, è quella di arrivare a un voto in consiglio comunale contrario da parte di Coalizione Civica e favorevole da parte di Massimo Bitonci e compagni, che vedrebbero così avallato lo stesso progetto contro cui da Flavio Zanonato ad Andrea Micalizzi e Piero Ruzzante facevano analisi al vetriolo quando erano all’opposizione.
Anche in questo caso magari nel breve periodo i numeri in Consiglio comunale le daranno ragione, signor sindaco, ma con che faccia tornerà a parlare ai cittadini a cui aveva promesso l’esatto contrario?
Perchè sappia che chi scrive ha fatto di tutto negli ultimi tre anni per contribuire a far cadere Massimo Bitonci e la sua Giunta. Perchè sul piano politico mi vergognavo di avere un sindaco che parlava dei migranti sempre e solo come un problema, aizzaando le peggiori paure dei padovani, e perchè credevo che fare l’ospedale a Padova est fosse l’unica ipotesi sul tavolo peggiore rispetto a quelle di non fare affatto nulla, come avvenuto in questi anni.
E le scrivo questo lungo appello per dirle, signor sidnaco, che in queste ore sto avendo la sgradevole sensazione che, visto i risultati che si profilano all’orizzonte, lei nei fatti e anche nei modi, non risulti molto dissimile da Massimo Bitonci. E che tutto quell’affannarsi sia servito solo a sostituire un gruppo di potere con un altro. Sono molto deluso, signor sindaco Giordani, perchè credo che Padova si meriti di meglio di Massimo Bitonci o della sua brutta copia.

Alberto Gottardo