Ronde: tutti prudenti sul decreto Maroni. L’Udc propone quelle della solidarietà

 

“Non credo che sia prudente per nessuno dare inizio alle ronde prima di aver avuto indicazione dal prefetto su come va interpretata la normativa. Il decreto Maroni impedendo che a fare le ronde siano gli appartenenti a partiti politici di fatto le depotenzia quasi del tutto, secondo me con degli evidenti limiti di costituzionalità insiti nel decreto”. A parlare è il parlamentare della Lega Nord Massimo Bitonci, che da sindaco di Cittadella con ronde ed ordinanza anti sbandati in Veneto ha rappresentato uno dei leader della sicurezza del territorio con il coinvolgimento dei cittadini. Bitonci esclude che “le ronde possano partire prima di settembre a Padova, in quanto esiste in questa provincia in particolare una situazione peculiare: il prefetto Lepri Gallerano viene sostituito dal prefetto Ennio Mario Sodano che entrerà in carica a fine mese. Credo che sarà opportuno incontrarlo prima di organizzare pattugliamenti da parte di volontari nelle strade”.
Dello stesso avviso anche Paolo Manfrin, esponente storico dei comitati di cittadini nel difficile quartiere di via Anelli, dove venne eretto il muro antispaccio e dove a Padova vennero organizzate le prime ronde. “Credo che nessuno abbia l’interesse di fughe in avanti – commenta Mandfrin – tanto più che a Padova negli ultimi anni la situazione dell’ordine pubblico è nettamente migliorata anche grazie alla collaborazione tra cittadini e forze dell’ordine. Ronde o non ronde nulla vieta ai cittadini, come avviene tutti i giorni nei quartieri più caldi della nostra città, di chiamare le forze dell’ordine per segnalare situazioni potenzialmente pericolose. Il questore Luigi Savina si è dimostrato sensibile tanto quanto i vertici dei carabinieri: tante volte non passano due giorni dal deposito di un esposto di cittadini che segnalano un casolare abbandonato o un bivacco di sbandati alla risposta in forze di polizia e carabinieri”.
“Le ronde della solidarietà”. Le propone invece Antonio De Poli, segretario regionale dell’UDC Veneto, che dichiara: “servono volontari che aiutino le famiglie a prendersi cura di anziani e disabili e che aiutino chi ha perso il lavoro e si trova in un momento di grande difficoltà. La vera emergenza – continua Antonio De Poli – è quella sociale. Stiamo organizzando gruppi di uomini e donne che possano dedicare tempo, cure e attenzione a chi ne ha bisogno in una fase drammatica del nostro Paese. I dati della CGIA di Mestre parlano chiaro: nel prossimo autunno sono a rischio 200mila posti di lavoro. In attesa di risposte serie da parte del Governo, deve tornare in campo la solidarietà, che sempre ha contraddistinto il Veneto. Ci sono già migliaia di persone e di associazioni che svolgono questo ruolo, è necessario metterle in rete. Confidiamo che questa iniziativa possa estendersi anche ad altre regioni”.