Si chiama Tola Rasa, assomiglia al paradiso di Dante: a Padova un’esperienza celestiale nel piatto

 

Quello che racconto oggi non è un pranzo. E’ un sogno fatto ad occhi aperti con la forchetta in mano e lo sguardo progressivamente sempre più sbalordito. Se il lettore vuole sbalordirsi assieme a chi scrive, basta che clicchi sulle foto per ingrandirle e provare ad immaginare cosa vuol dire trovarsi davanti piatti del genere.
Tola Rasa nasce da una folgorazione, quella che chef Luca Tomasicchio ha avuto nel mezzo del cammino di sua vita di ora, cioè 21 anni fa, quando ppunto era uno studente di giurisprudenza ed un giorno, tornato a casa, ha annunciato ai suoi genitori: “Non voglio fare l’avvocato, voglio fare lo chef”. E finì a fare il lavapiatti all’hotel Plaza.
“Io mi vedevo già con la giacca da cuoco e il cappello a fungo, finii a lavare piatti e bicchieri” racconta ridendo ora che chef lo è sul serio. Una benedizione, quel partire dalla gavetta della cucina. Perchè mise alla prova la sua passione e ne forgiò il carattere. In ventun’anni di carriera chef Luca se ne è tolte di soddisfazioni e ne ha macinati di chilometri. Prima di spiccare il volo ha conosciuto l’arte della cucina da Erminio Alajmo alla Montecchia, poi promosso sotto l’ala di Raffaele Alajmo a Le Calandre. Poi è arrivato il periodo milanese da Carlo Cracco. Ed alla fine una lunga avventura in Lussemburgo.
E poi è tornato a Padova ed ha messo su un ristorante che è quasi una metafora della Divina Commedia. Terreno il piano da dove si entra, è l’enoteca, che accoglie gli ospiti specie a mezzogiorno e fino all’orario dell’aperitivo. Menù adeguato ad una introduzione al concetto del Tola Rasa. “Easy” direbbero quelli che per forza devono metterci un inglesismo.
Poi salendo le scale a chiocciola, si inizia a far sul serio con due piani di tavolini disposti alla grande sorpresa degli eletti: la cucina è a vista. Certo per fare una scelta del genere bisogna essere parecchio sicuri, e chef Luca lo è.
Uno sedendosi tra i tavoli del ristorante assiste a tutte le fasi della preparazione. Un privilegio che non ha precedenti, se non rarissimi, in Italia. E privilegiati tra i privilegiati, coloro che sono ammessi al tavolo dello chef, a un metro dal banco su cui chef Luca Tomasicchio impiatta. Le foto qui a fianco sono il prodotto finale di tutta quell’attività a metà tra un esperimento di chimica, un intervento chirurgico e il pit stop di una Ferrari. Con lo chef che firma l’opera dei suoi giovanissimi collaboratori con una guarnizione al piatto che assomiglia molto spesso a un quadro.

Come il contorno L’orto di Tola Rasa o la tempura di Mazzancolle di antipasto oppure l’agnello o l’ombrina, piatti che vedete in queste foto assieme ai dolcetti qui a fianco. Ma come in ogni viaggio, non è solo la meta, è appunto il percorso che rimane nel cuore.
E’ vedere nascere un miracolo di gusto, sentire lo sfrigolare delle monadi che diventano piatto e poi un ricordo indelebile. Del Tola Rasa ha parlato molto bene anche un autentico esperto del gusto italiano, forse il più esperto in Italia: Gianni Mura che sul Venerdì di Repubblica titolava “Dalla pasta e fagioli al cappuccino, ogni cosa è un gioiellino“.
E lo sono un gioiellino i piccoli dessert qui sotto per esempio, realizzati da una giovane chef che si chiama addirittura Ifigenia.

Di cui si sente già nostalgia quando si esce da questo ristorante, che più che un locale dove si pranza o si cena, è un luogo dove ci si ristora, quasi un viaggio iniziatico verso il paradiso del gusto.

Ristorante Tola Rasa
Chiuso il lunedì tutto il giorno e il martedì a pranzo
via Vicenza 7 – Padova
telefono 049 723032
[email protected]
facebook.com/tolarasa