Veneto, l’azzardo si combatte con la prevenzione

 
Esistono diverse teorie riguardo il gioco d’azzardo. I giocatori sostengono il liberismo assoluto, lasciando ai clienti l’opportunità di scegliere quanto e quando scommettere. Schiere di obiettori vogliono invece porre limitazioni per venire incontro a chi non riesce a fare a meno di smettere. A volte anche esagerando, con il rischio di mettere in ginocchio un settore molto fruttuoso.
 Il Veneto ha scelto una via di mezzo, provando a fare chiarezza sui rischi del gambling. Almeno questo pare l’obiettivo regionale, secondo la proposta presentata in consiglio lo scorso 11 aprile. Il progetto arriverà nelle aule delle scuole venete, interessando tutti gli studenti delle superiori. L’età giusta per comprendere la portata di un’eventuale smoderatezza nel gioco. L’idea è stata raccolta anche dal comune di Venezia, che ha lanciato una campagna specifica. Il capoluogo contiene uno dei quattro casinò terrestri presenti sul territorio italiano, tra l’altro uno dei più prolifici. Per questo risulta una delle città più interessate dal fenomeno dell’azzardo compulsivo, ed educare le nuove generazioni può risultare un passo fondamentale.
 
Verona invece ha deciso di usare il pugno duro con l’eventuale diffusione di messaggi per aziende di gambling. La pubblicità è stata infatti vietata nell’intera città, limitando quindi la proliferazione di giocatori. Il bombardamento mediatico potrebbe limitare gli effetti di questo provvedimento, ma di certo è da apprezzare l’iniziativa.
Il comune di Padova costituisce il fiore all’occhiello della regione in termini di contrasto al gioco d’azzardo patologicod’azzardo patologico. Il 2016 ha visto un susseguirsi di delibere, che hanno portato a cambiamenti all’interno del regolamento. La giunta ha prima approvato l’introduzione di un distanziometro a 500 metri dai luoghi sensibili, per poi aumentare a 1 km nel maggio 2016. In questo modo si cerca di proteggere le fasce più deboli della popolazione, pensando ancora una volta agli studenti e ai pensionati. Inoltre si spera di eliminare le scommesse dalla quotidianità dei cittadini, che spesso ne escono distrutti dal punto di vista finanziario. Per evitare di fare le ore piccole giocando d’azzardo, Padova ha anche emesso un’ordinanza che vieta il gioco dopo le 20. Sebbene valga solo per alcune specialità, l’iniziativa è significativa. Infine importante anche l’azione della guardia di finanza, che con i suoi 90 controlli nei primi tre mesi ha garantito la regolarità delle puntate. Rassicurante sia per i giocatori sia per gli esercenti.
 
Tutte le legislazioni citate proseguono nella direzione del contrasto locale alla ludopatia. I dati che arrivano a livello nazionale hanno preoccupato diverse giunte comunali, con percentuali di gioco in constante aumento. Solo il 3% dei giocatori online riconosce di avere un problema di gambling compulsivo, ma la percentuale stimata può toccare il 20%. Il dato più preoccupante è però la correlazione tra la ludopatia e disoccupazione. Studi recenti dimostrano che il 50% dei disoccupati ha un problema con il gioco d’azzardod’azzardo. I cittadini speranzosi di una rivincita finanziaria e sociale sono i migliori clienti delle aziende di gambling; per questo le misure adottate dai comuni potrebbero non essere sufficienti. In fondo non tutte sembrano in grado di cogliere il problema.