Donna cade in bici in corso del Popolo. La riflessione, per nulla banale, di un architetto sulla mobilità a Padova

 

Una donna cade in bicicletta in Corso del Popolo. A soccorrerla, tra gli altri, un architetto padovano che prende spunto dalla cronaca del piccolo incidente per fare una riflessione, davvero stimolante, sulla mobilità sull’asse stazione – centro storico. Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Mentre tornavo da un caffè insieme a due amici e colleghi, dribblando a fatica sul marciapiede pedoni e biciclette che vanno e vengono dalla stazione, qualcosa ha attirato la nostra attenzione.
Un rumore sordo, poi un lamento. Ci è bastato ruotare la testa verso destra per vedere gli ultimi fotogrammi di un ciclista che frana a terra insieme al proprio mezzo.

Pochissimi secondi dopo viene soccorso da un gruppetto di persone. Ci avviciniamo anche noi, un po’ incuriositi. Vogliamo vedere se possiamo dare una mano. La bici è da donna, di colore scuro e con un contenitore in vimini che si è definitivamente staccato dalla sede di sempre.

La malcapitata è una signora di oltre settant’anni. L’asfalto così da vicino probabilmente non l’aveva mai visto. E nemmeno sentito l’odore. È molto impaurita. La strada si colora di rosso in pochissimo tempo. Il sangue gronda impietoso e in modo naturale tingendo una tela grigia di un Pollock monocolore.
Ci siamo presto accorti che a rendere viva la scena sono proprio le persone intorno alla ferita. Dolcemente, come se fosse la mamma di tutti, la mettono comoda. La signora continua a piangere. Qualcuno la consola. Altri le tengono la mano. C’è chi le parla con voce rassicurante e chi sdrammatizza, ‘poteva andare peggio’, dicono. Tradita dalla rotaia del tram, proprio come Fabrizio Corona in un video che girava per i social qualche mese fa. Ma quella era tutta un’altra storia.

Lo sappiamo bene che quella non è una pista ciclabile, quel tratto dove si allungano gli eleganti tram blu della città. A dire il vero, di piste ciclabili, Corso del Popolo credo non ne abbia mai viste. In compenso ci sono migliaia di pedoni, biciclette clandestine, auto, camioncini e troppi bus che sfrecciano rischiando di non notare i distratti dai pensieri di tutti i giorni. Uno scontro impari, comunque, nel caso ci fosse un contatto. Nei ultimi due anni, per almeno tre giorni a settimana, passo per di là. Varie volte ho visto alcuni bus sfiorare esseri umani di ogni razza. Io stesso, una mattina, perso nel mio ronzio mentale, stavo per essere travolto da un torpedone arancione di ferro antico, spinto dal metano da almeno una ventina d’anni.

Per fortuna niente di rotto. La signora aveva però un taglio sulle labbra. Il naso era invece apposto e la testa non aveva battuto per terra. Probabilmente l’abilità delle mani non l’aveva persa ed è riuscita ad atterrare incolume. L’istinto alla sopravvivenza, la voglia di vivere, la consapevolezza che non è ancora il momento. A un certo punto le è caduta una lente. Nel raccoglierla visualizzo meglio i soccorritori che le stanno intorno. Ci sono due ragazzi africani che le parlano in italiano. Occhi buoni, volti puliti con fare gentile. Altri tre vengono dal Bangladesh, parlano tra loro e oscillano la testa come si usa fare dalle loro parti. In due hanno tenuto la signora in piedi per non farla cadere prima di accomodarla al bordo della strada. Dei  ragazzi nordafricani si assicurano che sia stata chiamata l’ambulanza. Vigli e 118 arrivano in pochissimo tempo e fanno le cose che devono fare. E le fanno anche bene.

Il proprietario cinese di un negozio lì vicino riposiziona la lente nel telaio con dello scotch. Il mio amico australiano li prende e li consegna alla signora. Sistemazione provvisoria ma molto efficace, fosse anche solo per farle vedere tutti gli angeli custodi che ha radunato, in così poco tempo, in una strada grigia che porta dalla stazione al centro.
Potrebbe essere un boulevard, magari con una vera pista ciclabile, e un’area pedonale un po’ più ampia. Con del verde, dei luoghi di incontro, o spazi per i bambini e per perfomances varie, lasciando, ovviamente, il giusto spazio per il tram, quello conquistato a fatica ma provando a far deviare i bus in altre direzioni. C’è sempre una soluzione a tutte le cose nella vita. O quasi. E la si può trovare prima che ci scappi il morto.

La signora, figlia di un ottico, non avrà nessun problema a rifarsi fare un paio di occhiali. Ma l’esperienza vissuta oggi, forse, quella non sarà ripetibile. Non per lei, forse nemmeno per me. O per i miei amici. Ci siamo commossi, ma nessuno l’ha detto. Vederci così in tanti a dare una mano per risolvere un problema, per aiutare qualcuno in difficoltà. Una cosa semplicissima. Talmente banale essere umani che spesso ce ne dimentichiamo.  

Francesco Amici
Architetto