Nel trimestre settembre-novembre 2026 le imprese venete segnalano difficoltà per il 54,5% delle entrate programmate di laureati. Il focus della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro distingue domanda di competenze, indirizzi universitari e opportunità territoriali, con un dettaglio su Padova.
Laureati in Veneto, domanda e difficoltà di reperimento
Più della metà delle entrate di laureati programmate dalle imprese venete presenta difficoltà di reperimento. È il dato territoriale del focus «Il valore della formazione universitaria e le nuove sfide del lavoro», diffuso il 30 ottobre dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, con elaborazioni su dati Unioncamere-Excelsior.
Per il trimestre settembre-novembre 2026, il rapporto indica in Veneto 6.620 entrate universitarie su 51.610 complessive: il 12,8% del totale. La difficoltà di reperimento riguarda il 54,5% dei profili universitari ricercati. Sono previsioni delle imprese, non il conteggio di posti rimasti effettivamente vacanti né un tasso di disoccupazione dei laureati.
Il dettaglio provinciale riguarda il 2025
Una tabella distinta descrive le entrate previste nel 2025 per titolo di studio. In provincia di Padova, su 89.730 entrate complessive, l’11,8% richiedeva un livello universitario: una quota superiore al 9,3% regionale. Le due rilevazioni hanno periodi e indicatori diversi e non permettono di attribuire a Padova la percentuale regionale di difficoltà del 2026.
Competenze richieste e percorsi di ingresso
Il rapporto, curato da Ester Dini e Romano Benini, mette in relazione questi squilibri con la composizione del sistema produttivo, le specializzazioni universitarie, la mobilità e l’attrattività delle opportunità professionali. La presenza di un grande ateneo può facilitare l’incontro fra imprese e candidati, ma da sola non lo garantisce.
Nel quadro nazionale del 2025 le difficoltà dichiarate superano il 70% per gli indirizzi chimico-farmaceutico e sanitario-paramedico, mentre scendono al 37,6% nell’area umanistica, filosofica, storica e artistica. Una minore difficoltà per chi assume non equivale automaticamente a un inserimento più rapido per chi cerca lavoro.
La laurea conserva comunque un vantaggio occupazionale: il focus riporta, per la popolazione italiana fra 20 e 64 anni nel 2025, un tasso di occupazione dell’82,8%, contro il 68,6% dei diplomati. Il dato medio va letto insieme alle differenze fra indirizzi, territori e tempi di accesso alle professioni.