Maurizio Casasco confermato alla guida di Confapi

 

Maurizio Casasco è stato riconfermato all’unanimità presidente nazionale di Confapi, nel corso dell’assemblea della Confederazione italiana della piccola e media industria privata che si è tenuta a Roma. Una candidatura, la sua, sostenuta con forza da Confapi Padova, presente nell’occasione con il presidenteCarlo Valerio, il presidente dei Giovani Imprenditori Jonathan Morello Ritter, il consigliere Franco Forin e il direttore Davide D’Onofrio.

«Le battaglie di Casasco sono anche le nostre, per questo non possiamo che rivolgergli le più sentite congratulazioni e fargli l’in bocca al lupo per le sfide che ci attendono nei prossimi anni» afferma Valerio. «I punti chiave del suo mandato triennale, come ha ricordato nel corso dell’intervento che ha animato l’assemblea, verteranno sulle tasse, la “madre di tutte la battaglie”; sul sistema bancario, che troppo spesso abdica al suo ruolo originario, quello di fornire il credito; sulla burocrazia, per cui l’imprenditore italiano impiega, o meglio butta, un mese di lavoro per assecondarla, e sul rapporto col sindacato, fuori da ogni logica concertativa e ideologica. Oggi Confapi è chiamata a giocare un ruolo di proposta continua, di stimolo critico nei confronti della classe dirigente e di potenziale rottura del sistema quando le inefficienze e le resistenze di questo si ripercuotono sul sistema produttivo, l’unico in grado di invertire la spirale negativa della crisi. Casasco ha dimostrato di avere le qualità e le capacità per guidarla lungo questa linea».

Confapi, oggi, a livello nazionale rappresenta gli interessi di oltre 94.000 imprese manifatturiere, con circa 900.000 lavoratori dipendenti. E proprio la questione dei contratti di lavoro è tra quelle che più stanno a cuore a Valerio. «La mia speranza è che proprio Confapi possa aprire la via e dare l’esempio, arrivando a elaborare un contratto unico nazionale in grado di andare oltre alla specifica appartenenza settoriale dell’azienda. E, come ha precisato Casasco nel suo programma, occorre mettere in discussione il dogma della contrattazione collettiva, uno degli impedimenti principali allo sviluppo di un’economia moderna, e opporsi alla deriva ideologizzata dei rapporti sindacali. La via indicata nel suo manifesto è quella della contrattazione di secondo livello, territoriale o aziendale: accordi stipulati nelle diverse aeree del Paese o nelle singole imprese tra la proprietà e i rappresentanti dei dipendenti, con la flessibilità delle soluzioni che procede in parallelo alla flessibilità del mercato e alla differente contingenza economica tra le diverse aree geografiche. E, lungo la strada che spero possa portare al contratto unico occorre intanto sviluppare relazioni industriali più vicine al mercato con l’identificazione di un contratto innovativo nel comparto industriale: leggero, snello, semplificato e in grado di reggere il confronto sui mercati internazionali, volto a rimettere in asse il lavoro, considerando le nostre realtà dimensionali. Il baricentro di questa rivoluzione nei rapporti sindacali è il superamento dei vecchi schemi novecenteschi: impresa e lavoro non sono termini antitetici, ma la prima è la condizione del secondo. Un ultimo punto, non meno importante, andrà affrontato al più presto: riordinare e sfoltire gli enti interni alla stessa Confapi e costruire un’indispensabile e strategica sinergia di “sistema” tra la Confederazione e gli enti di emanazione collegati e partecipati».