La carenza di medici di famiglia continua a rappresentare una delle principali criticità della sanità territoriale padovana. Gli incarichi ancora disponibili coinvolgono anche l’ULSS 6 Euganea e si inseriscono in una riorganizzazione che riunisce assistenza negli ambulatori e continuità assistenziale. Le conseguenze riguardano soprattutto anziani, persone fragili e famiglie costrette a cercare un nuovo medico anche lontano dal proprio comune.
Medici di famiglia a Padova: incarichi vacanti e servizi sotto pressione
La difficoltà nel garantire un medico di medicina generale a tutti i cittadini continua a interessare Padova e la sua provincia. La Regione Veneto ha pubblicato nel Bollettino ufficiale gli incarichi vacanti del ruolo unico di assistenza primaria per il 2026, sulla base delle richieste trasmesse dalle Aziende ULSS.
Il provvedimento riguarda anche il territorio dell’ULSS 6 Euganea e comprende gli incarichi relativi al nuovo ruolo unico dell’assistenza primaria, nel quale sono confluite sia l’attività del tradizionale medico di famiglia sia quella svolta nell’ambito della continuità assistenziale.
La stessa Regione precisa che l’incremento del numero degli incarichi pubblicati non può essere confrontato automaticamente con quello degli anni precedenti. La nuova disciplina, infatti, ha riunito attività che prima venivano conteggiate e organizzate separatamente.
Al di là dei confronti statistici, resta però il problema concreto vissuto dai cittadini. Quando un medico va in pensione, si trasferisce o rinuncia all’incarico, molti pazienti devono cercare un nuovo professionista disponibile. In alcuni territori la scelta può risultare limitata e costringere gli assistiti a rivolgersi ad ambulatori situati in comuni diversi da quello di residenza.
Le difficoltà ricadono soprattutto sugli anziani, sulle persone con ridotta mobilità e sui pazienti affetti da patologie croniche, per i quali il rapporto continuativo con il medico di famiglia costituisce un elemento essenziale dell’assistenza.
Anche i medici di famiglia già in servizio devono spesso gestire un numero elevato di assistiti, con conseguenze sull’organizzazione degli ambulatori, sui tempi delle visite e sulla possibilità di seguire con continuità i casi più complessi.
La medicina di base non svolge soltanto una funzione di prescrizione di farmaci ed esami. Rappresenta il primo punto di accesso al Servizio sanitario, svolge attività di prevenzione e consente di intercettare problemi che, se trascurati, rischiano di aggravarsi e di aumentare il ricorso ai pronto soccorso.
Il tema dell’assistenza di prossimità non è nuovo per Padova24Ore, che si era già occupata dell’introduzione dello psicologo di base come figura di supporto al medico di famiglia. Quel progetto anticipava l’esigenza di affiancare al medico una rete di professionisti capace di rispondere in modo coordinato ai bisogni sanitari e sociali delle famiglie.
La sfida per Padova e per l’intero territorio euganeo sarà ora quella di rendere realmente operativi i nuovi modelli di assistenza, dalle Aggregazioni funzionali territoriali alle Case della comunità, garantendo però una presenza sufficiente di medici.
Strutture, riforme e nuovi servizi possono migliorare la sanità territoriale soltanto se accompagnati dalla disponibilità di professionisti. Per i cittadini, infatti, la priorità resta poter contare su un medico vicino, accessibile e in grado di assicurare continuità nelle cure.
