Il sindacato pensionati lancia l’allarme: ne uccide più la sanità ordinaria in lock down che il Covid19

 

Una sola parola d’ordine: non abbassare la guardia. Con un obiettivo primario: tutelare le categorie più fragili e, in particolare, gli anziani. E uno strumento fondamentale: non bloccare più l’attività della sanità ordinaria. Perché non si ripeta quello che è successo la scorsa primavera quando, nei tre mesi di massima diffusione dell’epidemia da Covid-19, da marzo a maggio, il numero di decessi fra gli over 65 in Veneto si è impennato del 23%, rispetto allo stesso periodo del 2019, con circa 2mila morti in più. Un aumento repentino ed esponenziale, dato che a gennaio-febbraio di quest’anno le morti fra gli anziani erano addirittura in calo del 14% rispetto allo stesso periodo del 2019. Un aumento, infine, da imputare al virus solo in parte, se si considera che i decessi di persone positive al Covid rappresenta l’8% del totale«Questi numeri ci dicono che gli anziani devono aver paura di due cose durante questa seconda ondata di contagi: del virus stesso, che ormai sappiamo essere molto feroce con i più fragili. E di un altro blocco della sanità ordinaria, che impedisce qualunque accesso a visite diagnostiche, specialistiche e agli screening», spiegano Elena Di Gregorio (Spi Cgil), Vanna Giantin (Fnp Cisl) e Fabio Osti (Uilp Uil)«ma se il Covid come malattia si evita in primo luogo adottando ciascuno comportamenti responsabili, è la Regione che deve mettere in campo ogni risorsa contro “l’effetto Covid”, affinché i cittadini non restino senza presidi sanitari di riferimento per curarsi. In primavera eravamo impreparati, ora sarebbe ancor meno accettabile».

Il grido d’allarme e l’appello lanciato dai sindacati veneti dei pensionati nascono da un’attenta analisi dei dati presenti nelle banche dati dell’Istat e dell’Istituto Superiore di Sanità, rielaborati nel report “L’impatto del Covid-19 sulla popolazione anziana in Veneto” (in allegato).

Come detto, l’impatto della pandemia è stato evidente in primavera con una impennata di decessi fra la popolazione anziana (la ricerca ha esaminato tutti i 558 Comuni veneti) imputabile sia al virus, sia alla mancanza di cure adeguate dovuta al blocco delle prestazioni ordinarie e alla saturazione delle terapie intensive. Una paralisi, l’effetto Covid, che ha causato forse più danni indiretti del Covid stesso, come dimostra la ricerca: il report, infatti, tenta per la prima volta la stima degli anziani veneti morti positivi al Covid 19, quasi 1.400 da gennaio a maggio (su un totale di 17.600), di cui 900 nel trimestre critico marzo-maggio (su un totale di 11.100).

Per quanto riguarda proprio il trimestre marzo-maggio l’indagine, infine, si è soffermata sui comuni capoluogo (escluso Belluno, dati non disponibili) per valutare le fasce d’età più colpite: se fra gli anziani “giovani”, fra i 65 e i 74 anni, la mortalità dal 2019 al 2020 è aumentata “solo” del 2,6%, per la fascia 75-84 anni sale al 22,2% mentre per gli over 85 l’aumento è del 23,6%.

«Anche se è molto probabile che gli anziani morti per o con Covid siano molti di più, perché non sono stati eseguiti i tamponi su tutti i decessi nel periodo critico, questa ricerca conferma con i numeri una cosa che finora si supponeva, e cioè che il blocco della sanità ordinaria ha favorito l’aggravarsi di malattie preesistenti, e la mancata diagnosi tempestiva di altre»concludono Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil del Veneto«inoltre, suggerisce di porre la massima attenzione su ciò che potrà accadere nelle prossime settimane, perché la scorsa primavera l’impennata dei contagi e dei morti da un mese all’altro è stata impressionante e ingestibile».