Situazione profughi a Padova: la chiarezza dei numeri nell’analisi di Nereo Tiso, vice segretario del Pd cittadino

 

Qualche giorno fa abbiamo letto che il prefetto di Padova, dott.ssa Patrizia Impresa, ha presentato un bando per l’accoglienza nel prossimo anno di ulteriori 2.200 profughi nella nostra Provincia. Visti gli ulteriori possibili arrivi, dopo presìdi, NO perentori, propaganda e slogan, credo che i padovani debbano sapere quanti richiedenti asilo ci sono in città gestiti dalle cooperative in accordo con la Prefettura e col Comune. Però darei numeri e il nome delle cooperative che li gestiscono, tutto legale e alla luce del sole, ovviamente: Percorso Vita ha 36 richiedenti asilo, Casa Colori ne ha 12, più una famiglia costituita da soli ragazzi senza genitori e sono in 5 (una ha 23 anni); Ecofficina gestisce l’accoglienza all’ex caserma Prandina che fin dall’inizio ha avuto numeri variabili, ma ora vi dovrebbero essere 70 richiedenti circa; Conf.Cooperative ne ha 25; la Coop. Il Sestante ne accoglie 27, più gestisce percorsi educativi per conto di altre due cooperative per un totale di 44 persone; la Coop. Cogeas ne gestisce 24 direttamente provenienti dalla Prefettura e 36 in collaborazione col Comune di Padova all’interno dello SPRAR (Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati)-Progetto Rondine (http://www.padovanet.it/informazione/progetto-rondine) al quale si accede a mezzo bandi Statali. Inoltre il Comune di Padova, obbligatoriamente per legge, oltre allo SPRAR, accoglie e gestisce gestisce circa 100 minori non accompagnati, arrivati con i barconi, talvolta partiti dal paese d’origine senza genitori, altre volte i genitori sono morti durante la traversata. Molti dei richiedenti asilo sono ospitati in appartamenti privati sparsi in varie zone della città; altri ospitati in piccole strutture. In sostanza, nonostante le varie vicissitudini, nel Comune di Padova, compresi i 100 minori, ci sono circa 380 richiedenti asilo. La domanda è: quale futuro avranno queste persone? Chi dovrà occuparsene? Sarà sufficiente un permesso di soggiorno per questioni umanitarie, come richiedente asilo o per altri gravi motivi? Se arriverà il permesso di soggiorno e non saranno più protetti e non avranno più un posto dove abitare, che fine faranno? Chi dovrà assumersi la responsabilità di governare la complessa e delicata situazione prima che si arrivi a compromettere gli equilibri già precari, ma al momento sotto controllo per il grande lavoro del Prefetto, delle forze dell’ordine, delle cooperative e delle organizzazioni che se ne sono occupate? E se ne arriveranno ancora, quale futuro ci sarà per loro? Come sappiamo provengono da molte parti dell’Africa e non solo; molti sono solo transitati rapidamente come gli eritrei (su 36.838 sbarchi nel 2015, in Italia ne sono rimasti solo 475…) o i Siriani; altri si sono fermati e sono tra noi. A questo punto, al netto di dire che speriamo in una soluzione della questione Libica, che l’Europa dovrebbe assumere una responsabilità comune, che l’ONU dovrebbe fare la propria parte, che bisognerebbe bloccare i mercanti di morte e che, speriamo, non succedano gravi fatti di ordine pubblico, la domanda è sempre la stessa: che fare? I padovani credo abbiano bisogno di maggiore serenità e di mino r paura e di sapere che quelle persone non verranno abbandonate in mano alla malavita, che qualcuno si occuperà del loro futuro usando tutti gli strumenti necessari per farlo. Farli lavorare è meglio che farli bighellonare; insegnare loro la lingua italiana e le regole di comportamento per la convivenza pacifica nella nostra società, offrire loro la possibilità di smarcarsi dalla mediocrità lavorativa con un serio percorso formativo, aiuterà l’integrazione e ne recupererà la dignità. Le questioni si affrontano e chi governa, compreso il Nostro Comune, ha l’obbligo di contribuire a risolverle. Le situazioni, o si governano per il bene di tutti, o si subiscono. Difficile essere come la Germania, giusta nel rispetto della legge tedesca e accogliente con chi è in difficoltà? Da queste parti sembra impossibile, ma non ci arrenderemo all’evidenza e al bene.

Nereo Tiso

Vicesegretario PD Padova

www.nereotiso.eu