Dieci interventi hanno riguardato pazienti pediatrici: i trapianti di rene a Padova raggiungono quota 200 nei primi dieci mesi del 2026. La sopravvivenza a tre anni supera il 90%.
Trapianti di rene, a Padova dieci interventi pediatrici nel 2026
I trapianti di rene a Padova hanno raggiunto quota 200 nei primi dieci mesi del 2026. Dieci interventi hanno riguardato pazienti pediatrici. Il traguardo è stato toccato nella notte tra il 5 e il 6 novembre dall’Azienda Ospedale-Università. A confronto, nel 2025 il centro aveva eseguito 224 trapianti.
Il programma per i più giovani si basa sulla collaborazione tra due unità. La Chirurgia Pediatrica è diretta da Patrizia Dall’Igna, mentre la Nefrologia Pediatrica è guidata da Enrico Vidal. Intanto, il percorso coinvolge chirurghi, specialisti, infermieri e servizi diagnostici. La presa in carico comincia prima dell’operazione e prosegue con controlli e assistenza dopo il trapianto. Per questo, il risultato non dipende soltanto dal lavoro in sala operatoria.
Il centro è diretto dalla professoressa Lucrezia Furian. In base al ritmo registrato nei primi dieci mesi, potrebbe superare entro dicembre il dato dello scorso anno. L’Università segnala inoltre una sopravvivenza a tre anni dal trapianto renale superiore al 90%. Accanto al numero degli interventi, è un indicatore utile per leggere gli esiti nel medio periodo. Il bilancio dell’attività e i risultati raggiunti dal centro sono stati illustrati anche dall’Università di Padova nel resoconto dedicato ai 200 trapianti renali del 2026.
Dalla donazione vivente alla chirurgia robotica
Attivo dal 1988, il centro ha ampliato nel tempo le possibilità di intervento. Tra queste rientrano i programmi di trapianto da donatore vivente e le procedure combinate rene-pancreas. Più di recente, a dicembre 2025, è stato realizzato il primo trapianto di rene samaritano. Nel giugno 2026 è arrivato anche il primo intervento con chirurgia robotica.
Accanto alle tecniche chirurgiche, Padova partecipa al programma DEC-K. Il modello favorisce gli scambi tra donatori e riceventi quando manca una compatibilità diretta. In sei anni, 34 catene hanno consentito 84 trapianti, come raccontato nell’approfondimento dedicato al progetto. In pratica, un rene da donatore deceduto può avviare una sequenza di scambi tra coppie incompatibili.
