Flavio Zanonato fa un po’ di chiarezza sulla questione burqa

 

Da Flavio Zanonato riceviamo e pubblichiamo (foto tratta dal Gazzettino):
Nel 1926 il capo del Governo turco, Mustafa Kemal, detto Atatürk (padre dei turchi) introdusse straordinarie riforme per modernizzare il suo paese. Adottò l’alfabeto latino, il calendario gregoriano, il sistema metrico decimale, abolì il califfato, laicizzò lo Stato. Diede, con 20 anni di anticipo rispetto all’Italia, il voto alle donne e proibì il velo che copriva il loro volto. Quello che Atatürk aveva chiaro -e che voleva abolire- era il significato del “velo”, ovvero la sottomissione della donna all’uomo.
A me pare che, a parte alcune eccezioni, le cose stiano ancora così. Il Burqa, il Niqab, il Kara Carsaf, la Hijab, tutti i copricapo (o vesti) femminili islamici (e non islamici) che obbligano le donne a nascondere il volto sono segni di sottomissione, vere e proprie “prigioni ambulanti” che le donne devono portare per uscire di casa. Ecco perché sono contrarissimo al Burqa.
Un primo chiarimento riguarda l’aspetto religioso: non è vero che tutto l’Islam impone alla donna di coprire il volto, si tratta, anzi, di una parte minoritaria. Nell’Islam, come in ogni cultura, religione, civiltà, esistono atteggiamenti assai diversi che convivono anche nello stesso Paese. Atteggiamenti conservatori ed integralisti ed atteggiamenti più moderni e liberali. Attribuire a tutto l’Islam l’atteggiamento più integralista è un errore che ha, ad esempio, conseguenze errate sul nostro modo di attuare una politica di integrazione.
Una seconda questione riguarda la legge italiana e la possibilità di portare copricapo che nascondano il volto.
La legge n. 152/1975 modificata con LEGGE 8 AGOSTO 1977, n. 533 all’Art. 5 recita: “È VIETATO L’USO DI CASCHI PROTETTIVI, O DI QUALUNQUE ALTRO MEZZO ATTO A RENDERE DIFFICOLTOSO IL RICONOSCIMENTO DELLA PERSONA, IN LUOGO PUBBLICO O APERTO AL PUBBLICO, SENZA GIUSTIFICATO MOTIVO. È IN OGNI CASO VIETATO L’USO PREDETTO IN OCCASIONE DI MANIFESTAZIONI CHE SI SVOLGANO IN LUOGO PUBBLICO O APERTO AL PUBBLICO, TRANNE QUELLE DI CARATTERE SPORTIVO CHE TALE USO COMPORTINO.” Quindi una Legge che proibisce di nascondere il volto c’è ma… una sentenza del Consiglio di Stato N.3076/08 (http://www.anolf.it/download/sentenza_%20cons._di_%20stato_4_07_08.pdf)
ha precisato che la legge “vieta l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, SENZA GIUSTIFICATO MOTIVO” e “Con riferimento al velo che copre il volto, o in particolare al burqa, si tratta di un utilizzo che generalmente non è diretto ad evitare il riconoscimento, ma costituisce attuazione di una tradizione di determinate popolazioni e culture.” “In questa sede al giudice non spetta dare giudizi di merito… Ciò che rileva sotto il profilo giuridico è che non si è in presenza di un mezzo finalizzato a impedire senza giustificato motivo il riconoscimento.”
Detto in altre parole la sentenza stabilisce che coprirsi il volto per motivi di tradizione e religiosi E’ UN GIUSTIFICATO MOTIVO e non rappresenta un reato.
Terza Questione: se un’ordinanza di un sindaco evidentemente non può superare la legge, e la sua corretta interpretazione stabilita da un tribunale, restano ampi dubbi sulla possibilità di fare ordinanze contro Burqa e Niqab. Sono convinto che serva una legge dello Stato che, rispettando tutti i principi costituzionali, stabilisca le limitazioni su abbigliamenti che nascondono il volto, una legge pensata anche a tutela delle donne, del loro diritto a pari opportunità. Va sottolineato che la legge citata era pensata per combattere le violenze terroristiche e quelle delle tifoserie ultrà e che il problema del Burqa è sorto da poco ed è, davvero, poco rilevante sotto il profilo dei casi concreti che sono pochissimi.
Infine: la questione più rilevante mi sembra quella politica e sociale. Se, con una forte multa a chi porta il Burqa, ottengo l’effetto di far rimanere chiuse in casa alcune donne islamiche non ho ottenuto l’effetto giusto. L’obiettivo deve essere quello di favorire l’integrazione delle popolazioni immigrate in Italia e per questo mi sembrano più adatte iniziative culturali e sociali, le iniziative repressive vanno usate per combattere comportamenti criminali.