FabLab Network si presenta a Smau Padova: l'economia 4.0 è realtà

“FabLab Network porta a Smau i frutti dell’innovazione insegnata ed applicata in questi ultimi anni. A Padova,e negli altri 18 luoghi dell’innovazione disseminati nel Veneto nascono imprese che producono prodotti innovativi, creano fatturato e nuovi posti di lavoro. Noi non portiamo a Smau start up, ma imprese che sono già partite ed hanno preso il largo nel mare dell’innovazione”.  A dirlo Paolo Moro, amministratore di FabLab Network, la rete dei luoghi di accelerazione del trasferimento delle nuove tecnologie al mondo della manifattura, durante l’incontro avuto oggi nella sede di FabLab Zip in viale della Navigazione interna con il presidente della Camera di Commercio Fernando Zilio e il Prorettore per il trasferimento tecnologico Fabrizio Dughiero.

Nello stand di Officine Zip, la realtà padovana nodo iniziale della rete dei FabLab, saranno ospitati il 30 e 31 marzo prossimi, durante Smau Padova, cinque realtà aziendali che dalla fase di ideazione e sperimentazione delle idee imprenditoriali sono diventate realtà vere e proprie, con tanto di prodotti venduti, ordini in portafoglio e fatturati, a volte importanti.

Sono cinque le realtà imprenditoriali già attive, che FabLab network attraverso il fabber Paolo Moro, ha presentato in anteprima al presidente Zilio ed al prorettore Dughiero, alla presenza del direttore di Cna Matteo Rettore, in rappresentanza della Confederazione nazionale degli artigiani, partner da tempo della realtà di viale della Navigazione interna con il progetto “Accademia del restauro”.

Le aziende che saranno presentate allo Smau puntano a tornare dalla rassegna, oltre che con un bagaglio ulteriore di contatti, anche con ordini e nuove partnership.

“L’anno scorso abbiamo portato progetti e primi prototipi - conclude Moro - il 30 e 31 marzo in Fiera portiamo aziende vere e proprie, oggetti ad alto contenuto di tecnologia e di design già in produzione e in vendita. Insomma economia vera, 4.0 che si tocca e che produce nuovo valore aggiunto e posti di lavoro stabili e di qualità. Ci proponiamo come un partner per dare vita alla casa delle innovazioni made in Padova, un punto di congiunzione tra l'università e il mondo dell'impresa, come già avviene negli spazi di viale della Navigazione interna, ormai incompatibili con la crescita avvenuta in questi anni dalla nostra realtà”.

Durante l’anteprima il presidente della Camera di commercio Fernando Zilio e il prorettore Fabrizio Dughiero hanno confermato l’impegno delle rispettive istituzioni verso la creazione di un polo dell’innovazione padovana che proietti ed ibridi il tessuto delle imprese padovane con il mondo della ricerca e del trasferimento della conoscenza dal livello dell’accademia a quello della produzione manifatturiera.

Luogo ideale deputato a questo progetto sarebbe, nelle intenzioni di Zilio e Dughiero, l’attuale quartiere fieristico. “Vorremmo che queste frontiere della creazione del primo nocciolo di quella che potremmo definire una “silicon valley” padovana, entrassero nell’agenda dell’attuale campagna elettorale - ha spiegato Zilio - istituzioni come la Camera di commercio e l’Università lavorano per obiettivi, con unico faro il fare, creare futuro e progresso attraverso il lavoro per i nostri giovani. Siamo pronti a presentare uno studio molto preciso su questa idea di città dell’innovazione ed a fare la nostra parte: la Camera di commercio ha la disponibilità di otto milioni di euro da investire in questa direzione: da capire se la politica, a tutti i livelli, dal Comune alla Regione al Governo vorrà sottoscrivere un patto in tal senso”.

  Nel Fablab trova posto anche OpenQuality la startup di Amedeo Levorato, presidente APS per 9 anni, che sviluppa software per la qualità e si è classificata prima al bando regionale dei Fondi POR 1.4.1, insieme ad altre 4 startup.

Aziende che saranno presenti nello spazio FabLab Network a Samu Padova

Settore: Meccanica
Nome Azienda: Mingardo Group srl
Descrizione: Complementi in ferro battuto di alta qualità
Innovazione: ha ideato un applicazione online che permette ai clienti di personalizzare il processo produttivo dei complementi d’arredo

Settore: Falegnameria
Nome Azienda: Ar-Bo Arredamenti
Descrizione: Lavorazione arredamento su misura e falegnameria di alta qualità.
Innovazione: Collega una porta ad internet che può essere controllata tramite un kit che può installare direttamente l’artigiano sfruttando un prodotto del FabLab.

Settore: AutoMotive
Nome Azienda: Accademia del restauro auto d’epoca
Descrizione: Portiamo i pezzi unici al mondo riprodotti per le auto d’epoca
Innovazione: Utilizzo della manifattura 3D con stampanti di ultima generazione.

Settore: Impiantistica
Nome Azienda: Connet
Descrizione: Rilevamento dei consumi direttamente dal contatore ENEL.
Innovazione: Costruzione di un apparato che tramite un plug-and-play preleva in automatico i dati e li trasferisce online.

Settore: IoT
Nome Azienda: Busnet.it
Descrizione: Centralina Open Source per progetti i su misura nell’ambito IoT e il software in cloud technologies.
Innovazione: Sfruttare le schede elettroniche Arduino, Raspberry e INTEL per innovare i processi produttivi.

 

Appuntamenti formativi organizzati da FabLab Network e Cna nell’ambito di Smau Padova



Speed pitching di 90 secondi per scoprire le migliori innovazioni in ambito di Industria 4.0

• GIOVEDÌ 30 MARZO ORE 12.00
I Driver dell’innovazione: facilitare il trasferimento tecnologico nelle piccole imprese

Le piccole-medio aziende per fare un salto di qualità ed applicare il digitale e le innovazioni alla produttività e alla vita aziendale, possono e devono sfruttare le competenze dei driver: realtà istituzionali radicate nel territorio che operano come facilitatori nell’azione strategica del trasferimento di tecnologia.
Interverranno, oltre a Catia Ventura di CNA Padova, e FabCube anche Smart Unipd (rappresentato da Alberto Mason, business development) e Parco Scientifico e Tecnologico Galileo (rappresentato da Francesca Gambarotto), realtà istituzionali presenti nel territorio padovano che fanno innovazione tecnologica.

• GIOVEDI’ 30 MARZO ORE 14.00
L’hardware Open Source nell’era moderna – IoT e Cloud

con Paolo Moro, responsabile di Busnet.it azienda che da oltre 2 anni investe sul settore dell’industria 4.0 e dei servizi IT innovativi.

Presenteremo progetti concreti basati su tecnologia Arduino e Raspberry. Attraverso una panoramica delle schede hardware presenti nel mercato (le più importanti) daremo ai partecipanti un contributo sulle reali possibilità dell’automazione sia per l’artigianato che per l’industria.

Parleremo anche del cloud e degli aspetti strategici sulle fondamenta dei dati che devono essere mantenuti online.

Vedremo nello specifico:

  • Le versioni di Arduino (UNO, MEGA, e INDUSTRIAL)

  • La scheda Onion

  • Il wearable con le soluzioni per il tessile

  • Il KIT di INTEL con le ultime innovazioni presenti sul mercato

  • Gateway per IOT e la sensistica di prossimità (i tag criptati di Helium)

  • Un PLC certificato con Arduino Ethernet

  • Il cloud di Google e di Amazon: le differenze più importanti

 

VENERDI‘ 31 MARZO ORE 11.00 
Industria 4.0: contributi e opportunità per governare il cambiamento

Le piccole-medio aziende spesso non sono a conoscenza delle opportunità economiche e finanziarie per portare nuove competenze e nuove tecnologie all’interno di luoghi fisici e sul web.

Il governo attraverso il Piano Industria 4.0, ma anche la Regione Veneto con le azioni del Por Fesr, mettono a disposizione delle imprese moltissimi incentivi fiscali e contributi per favorire innovazione e internazionalizzazione.

Durante il pitch si presenteranno le misure a disposizione dell’azienda per finanziare interventi di innovazione tecnologica e digitale dell’industria 4.0 e non solo.

Interverranno Cedric Boniolo (Presidente della Categoria del Terziario Avanzato di CNA Padova), Giuliana Cappellesso (Responsabile Fiscale di CNA Padova), Laura Aglio e Matteo Povolato di Ecipa Nordest.

Percepisce lo stipendio pieno da bidella con solo un giorno di lavoro: la storia di un teorico servizio a Padova lavorativo svelata da Fenalca e Federcontribuenti

Percepire oltre tre mesi di stipendio avendo lavorato un solo giorno. E' quanto è accaduto ad una collaboratrice scolastica che avrebbe dovuto prestare servizio in un istituto comprensivo della cintura urbana di Padova. La donna con appena 4 ore di lavoro ed una serie incredibile di incastri tra giorni di malattia personali e congedi parentali, è riuscita infatti nel "giochetto" che è costato alle casse dello Stato alcune migliaia di euro.
Tutto ha inizio nel mese di novembre. Una scuola secondaria deve coprire 18 ore di servizio nei giorni di mercoledì, giovedì e sabato. Sei ore per turno di lavoro, 18 ore totali la settimana. Come prescrive la legge si utilizza la graduatoria esistente. La prima in lizza è una donna residente in un comune del centro sud Italia: distanza da Padova 600 chilometri. La signora, coniugata con un figlio piccolo a carico, risponde solerte all'appello in un freddo sabato d'autunno. Svolge il servizio assegnatole con solerzia e saluta le future colleghe: "Ci vediamo mercoledì", promette. Mai frase risultò più beffarda. Il mercoledì successivo la donna neoassunta dalla scuola telefona annunciando che causa malattia del bambino (ex d.Lgs. 151/2001, disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità) non potrà recarsi al lavoro. Giunge il certificato del pediatra che dà una prognosi di due giorni al bimbo, coprendo l'assenza del mercoledì e del giovedì. Sabato ad essere malata è la collaboratrice, segue documentazione della guardia medica, per un giorno. La settimana successiva il copione si ripete e così a seguire per dodici settimane di fila.
"Siamo chiaramente di fronte ad un caso limite - spiega Gianna Marcone, responsabile di Fenalca scuola - che credo nessun sindacato di buon senso avrà il coraggio di tutelare nel caso la scuola scelga di scorrere la graduatoria e passare al candidato immediatamente successivo. Il guaio è che il sistema è criminogeno: occorre conferire ai dirigenti una maggiore autonomia nella individuazione del personale destinatario di supplenza breve, altrimenti si rischia che l'uso inappropriato di quegli istituti giuridici che nascono per tutelare diritti sacrosanti (come la malattia, il congedo parentale, la disabilità) diventi abuso e penalizzi chi ha effettive necessità. Si potrebbe ipotizzare magari un riconoscimento economico per i soli giorni di servizio effettivo ed un riconoscimento giuridico dei giorni non lavorati come deterrente. Insomma, occorre uno studio parlamentare per questo. Diversamente, con l'istituzione di graduatorie "regionali", non poche scuole non potrebbero funzionare, atteso che tantissimi docenti provenienti da ogni regione d'italia svolgono scrupolosamente (senza abusare di alcun tipo di assenza) il proprio lavoro. Come molti tra i nostri iscritti che sono in servizio fuori regione, dalle Alpi alla Sicilia".
Già a gennaio Federcontribuenti aveva segnalato un caso simile accaduto con una supplenza di un docente di diritto che in tutto l'anno scolastico si era presentato un solo giorno in classe all'istituto Severi di Padova.

La giornata del candidato Sergio Giordani tra calzini spaiati e l'impegno contro le mafie

Anche Sergio Giordani ha partecipato alla Giornata Mondiale a sostegno delle persone con sindrome di Down che ha l'obiettivo di favorire la loro piena inclusione sociale e che si è celebrata oggi martedì 21 marzo anche a Padova.
E con entusiasmo ha aderito all'iniziativa lanciata da Coordown: indossare due calzini diversi e condividere una foto in rete per dire che "essere diversi è come essere normali".
Inoltre in occasione di "21 MARZO:Giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie".
Io non ho paura di dire che la mafia esiste anche qui e che va combattuta con forza.
I dati degli ultimi anni dimostrano che la criminalità organizzata si è radicata in Veneto utilizzando i capitali di provenienza illecita per controllare imprese in difficoltà, riciclare denaro sporco e falsare la concorrenza. È un fenomeno molto preoccupante di fronte al quale occorre reagire con fermezza. Padova dovrà essere una città portabandiera di legalità.
Per questo torneremo ad aderire a Avviso Pubblico, rete degli enti locali contro le mafie (dopo la scelta di uscire della precedente amministrazione, che non fa certamente onore) istituiremo anche una Commissione Antimafia, sul modello già sperimentato a Milano, per vigilare sulla legalità in tutto il territorio e in ogni processo decisionale.
Questo impegno concreto va accompagnato da un lavoro di educazione alla legalità che da un lato diffonda la coscienza dell'entità del fenomeno per evitare le sottovalutazioni del passato e dall'altro promuova una cultura della legalità con maggiore forza e capillarità soprattutto tra i giovani.
In questo contesto la «Giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie» è sicuramente uno strumento utile per rafforzare la consapevolezza e per far conoscere la violenza e la sopraffazione delle mafie, i lutti e i danni provocati dalle organizzazioni criminali. Ricordare le forze dell'ordine, i magistrati, i giornalisti, i rappresentanti delle istituzioni e i cittadini uccisi dalle mafie è fondamentale per costruire una memoria condivisa e per affermare la cultura della legalità.
Su questo piano un amministratore deve saper prendere una posizione decisa, senza ombre o zone grigie.

Sergio Giordani parla di sicurezza a Padova: "La mia prima azione all'Arcella, assumerò vigili urbani"

Il candidato del Pd e del Nuovo centro destra Sergio Giordani assieme al parlamentare del Pd Alessandro Naccarato ha incontrato oggi la stampa. "Parlo di sicurezza

perchè è un tema su cui sono tranquillo e possiamo dire molto" ha spiegato Giordani prima di entrare in conferenza stampa. Segno che il tema è tuttaltro che un tabù o

monopolio di Bitonci e compagni.
"Il nostro schieramento politico è attento alla sicurezza, tanto che è stato votato ieri un decreto che, voluto dall'Anci, finalmente dà riconoscimento di poteri

maggiori ai sindaci per quanto riguarda le ordinanze, orari di somministrazione alcolici, daspo urbano e allontanamento per chi spaccia dalle città - ha spiegato

Naccarato - sarà possibile per i sindaci regolamentare in maniera stringente gli orari di apertura e chiusura delle sale giochi, e prendere provvedimenti sui

parcheggiatori abusivi: tutte questioni impropriamente trattate in passato come questioni di microcriminalità, ma certamente fastidiose.
Vogliamo rendere i sindaci più attivi su questo fronte, utilizzando in maniera intelligente le norme e con una buona dose di buon senso.
Verrà potenziata la possibilità di assumere agenti di polizia municipale, 80 % di quelli che vanno in pensione nel 2017 e il 100% dal 2018: adesso la quota di

rimpiazzo è di appena il 25%". Fin qui il provvedimento di sucurezza urbana approvato dal parlamento. E per quanto riguarda Padova? Netta la stroncatura da parte di

Naccarato.
"La gestione di questi anni ha inciso negativamente sulla sicurezza della città in efficacia ed efficienza della polizia municipale - spiega Naccarato - occorre un

atteggiamento di colaborazione con il prefetto: l'idea che il prefetto è l'avversario del sindaco fa diminuire la sicurezza, la chiave è un atteggiamento

collaborativo. In Italia si confrontano due idee di sicurezza: inasprire le pene e lasciare che i cittadini si arrangino aumenta la insicurezza; noi siamo invece per

uno Stato che accompagna la repressione alla prevenzione dei reati.
La sicurezza secondo noi è aiutata dalla qualità della vita nelle periferie: il fatto che la nostra città non sia stata capace di conquistare un euro, quasi si volesse

aumentare degrado e paura, è un fatto gravissimo".
Dello stesso avviso Sergio Giordani:
"Finalmente lo Stato si occupa in maniera serio della sicurezza, ieri sono stato al Cuamm: ho capito che il cittadino è infastidito dall'arrivo dei migranti.
La prima cosa da fare è aiutarli là perchè ne arrivino meno qua, le persone che arrivano vanno aiutate con umanità, va fatta la micro accoglienza diffusa, vanno fatti lavorare, è un fatto di dignità, si sentono bene e si integrano più velocemente se lavorano".
Sui rapporti con prefetto e forze di Polizia Giordani ha le idee chiare: "La collaborazione fa parte del mio modus operandi, deve esserci un rapporto di collaborazione per risolvere i problemi, litigare significa creare i problemi per creare disagio alla città. Non fa parte del mio modo di fare.
Una mamma che esce coi bambini la sera ha il diritto di sentirsi sicura; io mi prenderò la delega alla sicurezza ma non per fare lo sceriffo. Sono appena stato all'Arcella: è un quartiere che merita molta attenzione.
Sicurezza vuol dire anche pulire, sfalciare, illuminare la città, aiutare la parte commerciale che tenga aperto: i negozi sono in difficoltà, per i centri commerciali per l'ecommerce per tanti motivi.
La prima mia operazione sarà sull'Arcella, si possono cambiare le cose, ma bisogna farle, con i fatti: è umiliante che gli anziani abbiano paura di uscire di sera
ci vuole buon senso nell'adoperare il decreto sicurezza urbana".
Presente alla conferenza stampa anche Giancarlo Bellanti, Presidente Padova Controlli. "E' un mio amico" ha risposto Sergio Giordani alle domande di chi gòi chiedeva cosa avesse intenzione di fare circa il rapporto tra Comune e agenzie di vigilanza privata. Come si può leggere a questo link infatti la questione non è di poco conto: l'amministrazione comunale ha speso l'anno scorso oltre 250 mila euro per far pattugliare gli edifici comunali dalle guardie giurate. Una spesa non proprio produttiva dal punto di vista dei risultati diretti.
"Se io potrò utilizzare un bilancio in ordine, assumerò nuovi agenti di polizia municipale - ha tagliato corto Sergio Giordani - serve la sicurezza in qualsiasi maniera". Sorrisi da parte del presidente di Padova Controlli Giancarlo Bellanti, presente l'altra sera ad una cena con Massimo Bitonci che, secondo le cronache del Mattino, avrebbe riunito molti imprenditori amici anche per parlare di finanziamenti della campagna elettorale. "Ero lì per parlare di sicurezza, attenti a quello che scrivete che vi potreste beccare una denuncia" ha spiegato Bellanti. Che forse non ci sta a passare per l'amico di tutti.

 

Alberto Gottardo

Sergio Giordani incontra i cittadini di Mortise e ragiona sul problema solo "spostato" del campo rom

Sergio Giordani continua il giro dei quartieri: questa mattina era nel popooso e problematico quartiere di Mortise. Domani conferenza stampa del sabato al punto elettorale di piazza dei Frutti. Qui di seguito la posizione del candidato di parte del Pd e del Nuovo centro destra sula questione che è il cavallo di battaglia di lega e destre: i rom.
Questa mattina ho incontrato i miei concittadini a Mortise, residenti e commercianti anche all'interno del Centro Commerciale attorno al quale ruota la vita del quartiere. Sono molto, molto, arrabbiati e c'è un clima di esasperazione che mi preoccupa molto perché potrebbe sfociare in ulteriori tensioni sociali che aggraverebbero ancora più pesantemente la serenità dei residenti in tutta la zona.
Promesse e sparate sono state più utili alla visibilità di alcuni politici che ad una seria, e permanente, soluzione delle criticità. I problemi del campo nomadi di Via Bassette è stato solo "spostato" e ad oggi nulla è cambiato. Non ci si può fare belli promettendo addirittura le ruspe e poi assegnare le case in emergenza abitativa, superando piè pari tutte le graduatorie. Il tutto addirittura all'insaputa degli abitanti dei palazzi dove queste famiglie sono state trasferite. Famiglie che purtroppo non sono riconoscenti per questo inaspettata "attenzione" e continuano a creare problemi: anche ieri nel negozio Zanchetta il tentato furto di merce ha scatenato un parapiglia sedato solo dall'intervento dei carabinieri. E questo succede quasi ogni giorno. Altri commercianti sconsolati raccontano di aver subito il ventesimo furto. A questo si aggiungono anche richieste insistenti di soldi, risse, e una situazione di generale insicurezza. Mi ha particolarmente colpito il racconto di una giovane mamma che vive in un paio di stanze con i genitori invalidi e i due figli, uno dei quali di pochi mesi. Aveva chiesto un aiuto per un alloggio un po' più grande, sapeva di un appartamento pubblico libero, e con rabbia mi ha raccontato che non solo è stata liquidata con sufficienza, ma che poi ha visto questa casa data a una delle famiglie in oggetto. Non si fa propaganda politica sulla pelle della gente. Non si possono spostare le criticità da un quartiere all'altro.
La convivenza con queste famiglie è oggettivamente difficile, e adesso bisognerà partire dalle scorciatoie propagandistiche valide solo per far bella figura davanti alle tv e passare a faticosi fatti costruiti giorno dopo giorno. Non ho la bacchetta magica, però alcune cose di buon senso si possono fare subito: controlli serrati da una parte, non tollerando per nessuna ragione la violazione delle regole, interventi sociali dall'altra. Se ai diritti non seguono i doveri non ci siamo e non pagherà un atteggiamento inutilmente lassista. I bambini ad esempio devono andare a scuola, e non un giorno ogni tanto, devono essere aiutati a intraprendere una strada che li allontani da attività illegali. E per quanto sia difficile, bisogna cercare di portare queste persone a svolgere attività legali, ma se si prosegue a oltranza in comportamenti negativi e' assolutamente necessario contrastare con la massima durezza chi non accetta le regole del civile convivere e non sarò certo io nell'eventualità a sottrarmi, non con sceneggiate che durano il tempo di una mattina ma con fatti che ogni giorno ripristineranno il diritto al quieto vivere della maggioranza di cittadini che vivono nel rispetto delle leggi. Una strada da fare insieme alle associazioni che si occupano del sociale. Anche Mortise poi ha le difficoltà degli altri quartieri cittadini, traffico, manutenzioni delle strade e del verde. Mi è stata segnalata la difficoltà di gestione del Parco delle Farfalle, un accesso del quale verso il quartiere è sempre chiuso per mancanza di sorveglianza. Anche qui trovo incomprensibile la scelta della precedente amministrazione che ha cancellato una bella esperienza di volontariato con gli anziani. Erano oramai alcune decine infatti i pensionati che in cambio di piccoli benefit, come l'abbonamento al bus o alla piscina comunale, offrivano il loro tempo per attività di sorveglianza e controllo. Un beneficio per la collettività e anche per loro che continuavano a mantenersi attivi e a sentirsi utili. Anche questa esperienza cancellata in nome della propaganda e dell'ideologia. Come me sindaco riprenderemo queste convenzioni con pensionati ed anziani.

Un'idea per Padova: gli incontri della Comunità di Sant'Egidio diventano un libro curato da Mirko Sossai

E' uscito in libreria il volume "Un'idea per Padova: ripensare la città per vivere insieme", a cura di Mirko Sossai.
Padova negli ultimi anni è così cambiata che le "mappe" di ieri non sembrano più capaci di leggere la realtà. Se lo scenario del mondo è sempre più globale, la soluzione non può essere la chiusura: Padova è anzi chiamata a raccogliere l'eredità della sua tradizione di apertura e inclusione. Servono pensieri lunghi, capaci di guardare lontano.
La Comunità di Sant'Egidio ha promosso un dialogo per confrontarsi sul presente e sul futuro della città. In questo libro voci autorevoli della società padovana si interrogano sulle trasformazioni e sulle sfide che attraversano il tessuto urbano. Emergono le condizioni delle periferie, le difficoltà delle famiglie, la situazione degli anziani, l'integrazione degli immigrati, le domande dei giovani. Ma anche le aspettative, le speranze, le energie, le prospettive di futuro di una città.
Un'idea per Padova solleva una domanda: qual è la vocazione di Padova? È un interrogativo che si ricollega a un desiderio condiviso da tutti gli abitanti: una città in cui si viva non gli uni contro gli altri, non gli uni separati dagli altri, ma tutti insieme, in pace. Occorre apprendere l'arte del convivere. C'è bisogno di un nuovo sguardo sulla città, di un'idea per Padova.

Contributi di Alessandra Coin, Umberto Curi, Daniele Marini, Antonia Arslan, Gianpiero Dalla Zuanna e Emiliana Baldoni, Monica Mazzucato, Enrico Di Pasquale e Chiara Tronchin, Francesco Jori, Gianni Potti, Guglielmo Frezza,

Sergio Giordani su bus e tram: la visione del candidato di Pd e Nuovo centro destra sul trasporto pubblico

Sergio Giordani molla la Porsche e sale sul tram e smonta dal bus. Per chi lo conosce non vederlo arrivare rombante in via Cassan sarà certamente un a novità. Eppure è così: oggi Giordani ha preso l'autobus per spiegare la sua visione della mobilità pubblica. Quello che segue è i suo racconto in prima persona da utente dei mezzi di BusItalia Veneto:
Questa mattina alle 7 ero al capolinea del tram alla Guizza. Fino alle 10,30 ho girato la città utilizzando il tram e vari autobus, il 18, il 9 e il 10. Ho voluto verificare di persona, anche se questa volta per poche ore, come funziona il servizio di trasporto pubblico in città, parlare con i passeggeri e con autisti e controllori che assicurano le corse. Mercoledì prossimo, 15 marzo alle 19 incontrerò anche, al mio “Punto Giordani” in Piazza della frutta i Comitati degli Utenti del trasporto pubblico che si battono giustamente per un suo potenziamento e miglioramento. Ho visto cose che funzionano ed altre che evidenziano problemi anche importanti Il tram va bene, ed è apprezzato da tutti i passeggeri che chiedono, sostanzialmente, più corse nelle ore di punta, in modo da avere anche mezzi meno affollati. Apprezzano l'accessibilità migliore rispetto ai bus e la puntualità che il tram messa però a rischio dalle decisioni prese dalla vecchia amministrazione, che ha favorito l'uso dell'auto sulle stesse direttrici del tram, come alla Guizza. Il tram funziona e quello che ha fatto Bitonci, rinunciando ai 60 milioni di euro che ci avrebbero permesso di realizzare una seconda linea, è stato davvero un inutile sgarbo alla città che causa un danno a tutti i padovani. Sempre a proposito di soldi, i tecnici mi hanno spiegato che un aumento della velocità media anche di un paio di km/h oltre a dare un servizio più veloce ai cittadini, permette un taglio dei costi fino ad un milione di euro l'anno. Ho raccolto molte lamentele per quanto riguarda il servizio degli autobus, sia da parte dei cittadini che da parte degli autisti e i risultati si vedono: negli ultimi due anni i passeggeri sono diminuiti di oltre 650.000 unità. Paghiamo ancora una riorganizzazione delle linee e degli orari, fatta a settembre del 2015, in modo probabilmente affrettato e superficiale. E' stata fatta una marcia indietro parziale, ma non tutti i problemi sono risolti. I collegamenti da molti quartieri verso il centro sono peggiorati con frequenze più dilatate, e in molti mi chiedono una reintroduzione del “Diretto Piazze”. Ho parlato con autisti appassionati del loro lavoro ma che segnalano turni di guida sempre più lunghi e orari non realistici, per cui non hanno il tempo neppure di sgranchirsi le gambe ai capolinea prima di ripartire in direzione opposta. Poi, soprattutto chiedono che siano ripristinate le corsie preferenziali, unico modo per offrire un servizio di qualità realmente alternativo al mezzo privato. Molte sono state ridotte o eliminate, come in via Beato Pellegrino e su quelle esistenti si tollera il parcheggio selvaggio delle auto. Così non va bene. La giunta uscente ha fatto di tutto per favorire l'ingresso delle auto in centro, una politica fuori dal tempo e assurda, vista anche la struttura della nostra città. Prenderò in mano la questione trasporto pubblico e dopo aver ascoltato le richieste dei cittadini ne parlerò seriamente con i responsabili di BusItalia Veneto. Un sistema di trasporto pubblico efficiente per me è, non solo un dovere nei confronti di tutti i cittadini, ma anche una parte importante del mio progetto per una città più bella, più sana e vivibile.

Smartphone, tablet e poco sonno "insidiano" il cervello del bambino

Dati recenti diffusi dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità rivelano che in Italia un bambino su 160 è affetto da autismo e i maschi sono i più colpiti: 4 volte più delle femmine. In Italia – spiegano le associazioni che seguono queste patologie –, pur “in assenza di una stima precisa", si ipotizza che siano circa 500 mila i bambini affetti da autismo.

“Solo nel Centro Medico di Foniatria – spiega il prof. GIUSEPPE COSSU direttore dell’Unità Operativa Complessa di Neuroriabilitazione Cognitiva del bambino del Centro Medico di Foniatria, Casa di cura Trieste di Padova – negli ultimi due anni abbiamo accolto in terapia circa 80 bambini autistici provenienti da tutta Italia. Un numero elevatissimo. Li chiamano 'bambini della luna', perché lontani dal mondo e chiusi in un silenzio profondo”.

 

Secondo i più recenti studi negli ultimi anni c’è un aumento molto forte di una patologia simile all’autismo ma definita “disturbo dello spettro autistico”. L’origine del primo disturbo sembra essere genetica, mentre quella del secondo appare essere determinata dall’ambiente in cui il bambino cresce e si sviluppa (epigenetica), mentre nel primo caso non possiamo che sperare nella cura, nel secondo un ruolo determinante può essere rappresentato dalla prevenzione. Recentissimi studi epidemiologici hanno permesso di ipotizzare che all’origine dell’insorgenza di uno “spettro autistico” potrebbero concorrere due stili educativi che stanno, purtroppo, diffondendosi: la deprivazione di sonno e la mancata educazione ad aspettare la ricompensa (“viziare i bambini”) in entrambi i casi, come sarà approfondito nella relazione i device elettronici sembrano ricoprire un ruolo determinante.

 

“In base alle nostre esperienze – spiega il prof. LUIGI GALLIMBERTI, psichiatra e presidente della Fondazione Novella Fronda - le regole educative alle quali un genitore non deve sottrarsi sono fondamentalmente due: la prima riguarda la capacità di non viziare il proprio bambino, premiandolo solo a fronte di una fatica che giustifichi il premio, non quindi senza motivazione. La seconda, fare in modo che il bambino possa dormire le ore che servono, dalle 10 alle 11 ore per notte. I bambini più viziati tendono ad andare a letto molto tardi e dormire meno ore”.

 

Per sensibilizzare i genitori a diventare “genitori attenti”, nell’ambito della Settimana Mondiale del Cervello, il Centro Medico di Foniatria -  Casa di Cura Trieste in collaborazione con le due realtà padovane l’associazione “Genitori Attenti!” e la Fondazione “Novella Fronda”, ha quindi deciso di organizzare questo incontro informativo per mettere a fuoco quelli che possono essere comportamenti lesivi per il cervello del bambino, spiegandone il funzionamento e creando le premesse per prevenire la diffusione anche dello spettro autistico.

 

I rischi per il cervello del bambino.

Esistono infatti nel cervello del bambino, una parte genetica rigida che non è modificabile, e una non genetica su cui si può agire.

 

“E’ necessario considerare – spiega ancora Cossu -  che l’impalcatura di base della complessa struttura del cervello è determinata dalla biologia della specie, cioè dal nostro patrimonio genetico, e che quindi esistono differenze interindividuali importanti, ad esempio su determinate abilità (si pensi solo alla musica o all’atletica). Ma la rifinitura e quindi le effettive potenzialità del cervello vengono plasmate nel corso dello sviluppo del bambino e sono fortissimamente condizionate dal contesto familiare e socio-culturale nel quale il bambino cresce. Perciò un contesto familiare o socio-culturale inadeguato può distorcere e compromettere lo sviluppo del cervello e quindi delle capacità cognitive e emozionali del bambino tanto quanto un danno cerebrale causato da fattori biologici prima della nascita (un’alterazione genetica) o al momento della nascita (per una sofferenza da parto e da mancanza di ossigeno).

Quando questo meraviglioso meccanismo di sintesi e di integrazione viene alterato, per qualsiasi ragione, le conseguenze possono essere molto gravi per lo sviluppo intellettivo e emotivo del bambino”.

“Con il progetto ‘Buona Notte’ - spiega la dott.ssa Sonia Chindamo, psicologa e presidente dell’associazione “Genitori Attenti” - ci siamo resi conto che talvolta i genitori adottano comportamenti scorretti semplicemente per una non conoscenza di quelle che dovrebbero essere le buone abitudini del sonno dei bambini o quale potrebbe essere il corretto utilizzo di smartphone e tablet. La deprivazione del sonno porta a difficoltà dal punto di vista cognitivo, dell’attenzione, della concentrazione e porta con sé l’innata attrattività verso tutto ciò che è stimolante, a partire proprio dell’uso di device tecnologici che a loro volta disturbano il sonno. Senza dimenticare che l’uso eccessivo di questi strumenti riduce la capacità d’empatia, riduce la capacità di rispondere alle sollecitazioni e ai rimproveri impartiti dai genitori”.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  

 

Il Progetto Buona Notte nasce dall’associazione “Genitori attenti”, mentre l’aspetto scientifico di raccolta dati è gestito dall’ente di ricerca “Fondazione Novella Fronda”. Il progetto, basato su un campione rappresentativo della popolazione italiana di tremila genitori di bambini di età compresa tra 1 e 5 anni, è realizzato in collaborazione con 170 pediatri della FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri).

Tali risultati appaiono suggestivi dell'ipotesi che errori educativi a partenza familiare e ambientale che deprivano il bambino delle ore di sonno di cui il suo cervello ha bisogno, che non insegnino a quest'organo ad aspettare la gratificazione, possano provocare dei danni a livello emozionale e cognitivo che, per loro natura, potrebbero assomigliare ad alcuni tratti allo spettro autistico.

 

Il sonno insufficiente interessa circa il 10 percento dei bambini in età compresa tra 1-5 anni. Secondo le indicazioni del National Sleep Foundation, i bambini di 1-2 anni devono dormire almeno 11 ore e quelli di 3-5 anni almeno di 10 ore nelle 24 ore. Anche la qualità del sonno risulta compromessa: circa il 7 percento soffre di frequenti risvegli notturni e circa 11 percento impiega oltre un’ora ad addormentarsi.

Dagli studi è emerso che questa percentuale di bambini utilizza spesso o addirittura tutti i giorni smartphone e tablet; guardano la TV per più di 2 ore al giorno; manifestano comportamenti distruttivi verso oggetti e aggressivi verso gli altri bambini.

 

Inoltre, è particolarmente interessante osservare che anche coloro che non sono resi fragili dalla deprivazione di sonno possono manifestare delle sintomatologia dall’uso “compulsivo” di tablet e smartphone. Circa il 18 percento gioca 5 volte alla settimana e il 10 percento tutti i giorni.

Questi bambini tendono ad arrabbiarsi più facilmente; sono dispettosi e disobbedienti; aggrediscono fisicamente gli altri bambini; mostrano atteggiamenti di sfida nei confronti dell’adulto; sono impazienti, irrequieti e iperattivi; non accettano le punizioni e i rimproveri; non manifestano sensi di colpa.  

 

 

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