Ospedale di Padova, Borile: “Bitonci ci prova con il gioco delle tre carte”

Bitonci propina ai padovani il gioco delle tre carte, ma le sue capriole sul futuro dell'ospedale non convincono nessuno. L'accusa arriva dal candidato sindaco del Movimento 5 Stelle, Simone Borile: "Bitonci e i suoi annunciano, negano, danno colpe, si affannano su questa vicenda dell'ospedale da troppo tempo – sottolinea Borile – lo dico da mesi che manca un disegno generale, mancano idee chiare e tutti sapevano benissimo che è impossibile smantellare l'esistente. E soprattutto qualcuno continua a fare il gioco delle tre carte con le cifre".
"Bitonci dice che 150 milioni arrivano dalla Regione – avverte il candidato – e gli altri 600? Si parla di prestiti, si parla di mutui, si parla della Cassa depositi e prestiti. Ma alla fine non vi sono certezze su questo argomento così importante e io temo che questa navigazione a vista faccia piombare sulla testa dei veneti un'ulteriore tassa".
"Abbiamo visto tutti cos'è successo con la Pedemontana – sottolinea Borile - speriamo che la Lega non si inventi un altro balzello per finanziare il balletto sull'ospedale che Bitonci sta improvvisando".

La palingenesi a posteriori di Giordani e Salviato: prima di noi il diluvio?

"Mi scusi ma volete dirmi che negli ultimi vent'anni a Padova non è stato fatto nulla?". La domanda mi è venuta da cuore quando è finita la lezione su "come portare a Padova 50 milioni all'anno di fondi comunitari" (testuali parole di Fabio Salviato, candidato di punta della lista pro Giordani "Padovaè"), e quando lo stesso Sergio Giordani ha detto, concludendo una passionata arringa su quanto ci si dovrà vergognare se non si raggiungerà questo obiettivo "noi in Interporto abbiamo portato a casa "quattro milioni di euro in due mesi" (testuale Giordani sulle gru a portale). 
L'impressione a sentire parlare Fabio Salviato e Sergio Giordani è di due persone che sono convinte che chiunque li abbia preceduti abbia lavorato se non male, almeno davvero in maniera poco efficace. Che si possa fare meglio, molto meglio. Perchè a fare due conti delle due l'una: o quella dei 50 milioni di euro l'anno di Salviato è una supercazzola europea con scappellamento comunitario, oppure negli ultimi vent'anni Padova ha rinunciato a un miliardo di euro. Una cifra enorme: come dire di aver buttato via cinquemila euro procapite, neonati compresi. 
Nella ricostruzione di Salviato c'è spazio solo per quanto fatto da lui. Alla domanda sugli ultimi vent'anni, Salviato dice: "Qui a Padova c'è la sede della banca Etica, l'ho portata io. Un padovano su cinque è volontario di qualcosa, e questo è un patrimonio enorme. Noi vogliamo un Comune che sia regista e catalizzatore per le realtà associative". Evidentemente prima, l'amministrazione comunale è stata per il non profit matrigna quanto la natura per Leopardi. Non una parola per l'amministrazione di Flavio Zanonato, gli sforzi di Ivo Rossi che pure nell'anno di reggenza aveva inaugurato il bike sharing, che mi pare di ricordare quello sì fosse stato finanziato dalla Comunità europea oltre che dalla Fondazione Cassa di Risparmio, ma forse ricordo male. L'amministrazione Rossi era riuscita a far arrivare in legge finanziaria 60 milioni di euro per una nuova linea del tram. Amedeo Levorato da presidente di Aps aveva lavorato come un pazzo per pagare i mutui con cui sono stati realizzati i chilometri di rotaia tra Pontevigodarzere e la stazione ferroviaria: la linea due realizzata senza un euro di finanziamento europeo o statale. E viene da domandarsi come sia capitato che, nonostante vent'anni di inerzia, poi Padova sia diventata la città con la più grande dotazione di fotovoltaico pubblico d'Italia. Chissà cosa si poteva realizzare se solo i due uomini della provvidenza che porteranno 50 milioni di euro l'anno in città, fossero arrivati prima.
Tutto ciò evidentemente lo ricordavo solo io dentro al punto elettorale di Sergio Giordani: uno dei presenti, probabilmente attivista del partito che ha governato Padova per 11 degli ultimi 17 anni, mi ha detto "hai fatto una domanda provocatoria". Lo prendo come un complimento, anche se ho rinunciato a fare il cronista da quando ho cercato di aiutare Ivo Rossi tra il 2013 e il 2014 a reggere il peso di una amministrazione che era arrivata stanca, ma anche carica di frutto, alla fine della legislatura. Prendo qualche appunto su questo mio blog ne corso di questa campagna elettorale che reputo essere l'ultima campagna elettorale del '900 in una Padova che fa fatica a trovare una propria via di interpretazione del nuovo secolo. Così, per amore di libertà. E anche di verità, magari. 

 

Alberto Gottardo

Arturo Lorenzoni presenta la sua sede elettorale: "padrini" Carrai, Bicciato e Piron ex assessori di Flavio Zanonato

Inaugurata oggi in via Eremitani 7 la sede elettorale della Lista Lorenzoni, che sosterrà la candidatura di Arturo Lorenzoni assieme a Coalizione Civica per Padova. Tante persone, espressione della società civile, del volontariato, delle professioni che si sono schierate a fianco di Lorenzoni nella corsa per le amministrative.

«Grazie a tutti di essere qui – ha detto Marco Carrai – La nostra sede è piccola, ma gioiosa. Sarà un punto di riferimento per la città, per incontrare le persone e raccontare loro il nostro progetto. Arturo Lorenzoni è un candidato diverso perchè coerente, l'unico vero candidato del centro sinistra in questa campagna elettorale. Voglio evidenziare qui tre contraddizioni dell'altro candidato del “centro destra sinistra”. La prima riguarda le primarie, considerate una risorsa, che però non sono arrivate. La seconda riguarda i post fascisti, presenti in massa nel comitato elettorale. L'ultima contraddizione è emersa quasi casualmente all'assemblea di Articolo 1. L'altro candidato del centro destra sinistra si è dichiarato contrario alle aperture domenicali dei centri commerciali. Poi sono andato a vedere gli orari della sua catena di negozi, che sono aperti tutte le domeniche. Per questo io dico ai padovani di non scegliere tra cinque anni di polmonite Bitonci o di influenza con l'altro candidato, ma di scegliere la salute con Arturo Lorenzoni».

Tra i presenti l'ex assessore della giunta Zanonato Claudio Piron, che ha fatto a Lorenzoni un regalo particolare: una felpa con il numero 10 (quello di Lorenzoni sul campo da rugby) e lo stemma dell'Ulivo: «Vent'anni fa abbiamo fondato l'Ulivo con molti che sono qui oggi – ha spiegato Piron – Arturo può essere la persona che fa rivivere il centro sinistra».

A salutare l'avventura della Lista Lorenzoni anche un altro ex assessore padovano, Francesco Bicciato«Sono felice di essere qui – ha detto – Vinceremo con un sorriso perchè oltre alla competenza questa esperienza sta facendo tornare la speranza in molti cuori dopo un periodo di oscurità».

«Arturo Lorenzoni è l'uomo giusto – ha ribadito Jacopo Silva – È vicino ai cittadini, ha riportato in tante persone la voglia di impegnarsi, la speranza, restando fedeli ai propri valori».

Padova ha bisogno di una guida all'altezza di questa città: «Padova è una Ferrari – è la metafora che ha usato Meri Scarso – Per troppo tempo è rimasta in garage. Oggi c'è la squadra giusta e un bravo pilota che la può far ripartire definitivamente».

A chiudere una mattinata di festa sono state proprio le parole di Arturo Lorenzoni: «Questo movimento nasce da una richiesta della società civile – ha spiegato il candidato sindaco – Padova ha una forza straordinaria nelle sue reti sociali che oggi non è rappresentata nell'amministrazione. Noi riteniamo di poter riconciliare queste reti e il governo della città. La nostra è l'unica proposta che può cambiare la città: non possiamo continuare solo con il buonsenso. Il buonsenso non basta, il buonsenso è prosecuzione del passato. Le persone in lista sono persone che stanno facendo cose significative nel loro campo e che hanno competenze eccellenti da mettere a disposizione dei cittadini. Di questo c'è bisogno, non di buonsenso. Ci serve coraggio. Oggi vedete il coraggio di persone che affiancano il percorso di Coalizione Civica per dargli forza: per questo sono grato a tutti quelli che sono qui. In questa città si può vivere meglio cambiando le priorità, investendo sul sociale, sui quartieri, sulla mobilità, sulla qualità dell'aria. Il programma che abbiamo è l'elemento forte che tiene tutti assieme».

Arturo Lorenzoni presenta la sua "civica" con alcuni ritorni come Daniela Ruffini, assessore dell'epoca di via Anelli

Oltre 600 persone hanno definito, con il loro voto, la lista dei candidati per le amministrative di Coalizione Civica per Padova. Lo spoglio dei voti, terminato nella notte tra giovedì e venerdì, ha determinato così l'elenco dei 32 nomi, 16 uomini e 16 donne.
«La partecipazione a queste elezioni interne è stata massiccia e non scontata – sottolinea Davide Sabbadin, portavoce di Coalizione Civica – Quella che è venuta fuori è una lista di persone espressione della società civile, con molti giovani. In tanti non hanno mai avuto cariche istituzionali, ma hanno competenze forti negli ambiti cari a Coalizione Civica: ambiente, sociale scuola».

«La partecipazione innescata dal processo che ha portato alla formazione di Coalizione civica resta alta – ribadisce il candidato sindaco Arturo Lorenzoni – Quello delle definizione della lista è un passaggio importante, che conferma il carattere realmente civico del nostro percorso. La lista rappresenta la società civile padovana. All'interno sono presenti competenze in grado di dare risposte efficaci alla città. Noi forse siamo partiti dopo, ma la nostra crescita è continua e forte».

I più votati dai firmatari di Coalizione Civica (610 sui 1682 aventi diritto) sono stati Nicola Rampazzo e Chiara Gallani: «Voglio ringraziare chi mi ha votato e soprattutto le persone che hanno consentito di tenere aperti per due giorni i seggi e completare lo spoglio a tarda notte – commenta Nicola Rampazzo – Sono state elezioni serene, un esercizio di democrazia e non di altre logiche. La lista rappresenta Padova e ora dovremo convincere i padovani che Coalizione Civica rappresenta l'unica vera svolta per Padova». Tra gli eletti Daniela Ruffini, assessore tra il 2004 e il 2009 nella giunta di Flavio Zanonato (fu l'assessore alla casa che guidò la chiusura di via Anelli disseminando tutti i residenti nei quartieri cittadini in case pubbliche e private); Roberto Marinello, già animatore di Razzismo stop, associazione della galassia del centro sociale Pedro e già consigliere comunale subentrato a Francesco Fiore nelle fila di Padova2020; Franco Zecchinato, ideatore della cooperativa El Tamiso e della rassegna "el biologico in piassa"; Beatrice Dalla Barba, eletta in consiglio comunale nel 2009 a supporto di Flavio Zanonato così come Fabio Scapin, già esponente di Italia dei valori. 

Convegno Anffass sul modello "Maestri di mestiere" per abbattere gli stereotipi sulla disabilità e il lavoro

Autodeterminazione, autorappresentanza e responsabilità condivisa. Alla luce dai suoi oltre 50 anni di attività per la tutela della persona con disabilità, Anffas Padova ha oggi organizzato e promosso al Centro Culturale San Gaetano di Padova un'intera giornata di riflessione sul tema dell'inclusione sociale.
Anffas Padova è una storica realtà del terzo settore che in città e provincia conta circa 400 tra volontari e associati. Braccio operativo dell'Associazione è la Fondazione Patavium Anffas che gestisce 3 comunità alloggio dove vivono 23 persone con disabilità; soggiorni climatici che danno risposta a circa 80 persone ogni anno e 5 centri diurni che accolgono complessivamente 130 persone.
I Centri diurni realizzano innumerevoli progetti di collaborazione con le scuole del territorio di diverso ordine e grado. Quest'anno i Centri Diurni Artè ed Intrecci festeggiano 10 anni di attività, che finora hanno coinvolto 150 classi 300 insegnanti e per un totale di circa 3.000 allievi, tra bambini, ragazzi e studenti delle scuole superiori.
Ciò che caratterizza questi progetti è il ruolo assunto dalle persone con disabilità che le vede protagoniste, insieme agli operatori, nella conduzione delle attività artistiche o artigianali" spiega Maddalena Borigo, presidente Anffas Padova "Si infrange così lo stereotipo che sempre accompagna i disabili: da persone in stato di bisogno a risorsa per la comunità; fruitori di servizi ma anche promotori e sostenitori di processi che favoriscono lo sviluppo di condizioni di vita all'insegna dell'accoglienza, del rispetto e del reciproco riconoscimento".
E' proprio anche attraverso queste esperienze, oggi protagoniste del convegno padovano, che Anffas ha contribuito a promuovere, negli anni, una pratica di inclusione sociale orientata all'affermazione della dignità e dell'autodeterminazione della persona.
Nei laboratori, organizzati all'interno del Convegno infatti, è la persona con disabilità che ha portato la sua individualità e quindi attitudini, abilità e conoscenze ricoprendo il ruolo di maestro di mestiere. I laboratori sono stati un'opportunità per far sperimentare un rapporto diverso con le persone con disabilità, favorendo, così, una riflessione sui vissuti e sulla rappresentazione che ogni partecipante può avere di loro. Sono stati attivati 6 laboratori, di cui cinque
di attività espressive e artigianali. Il sesto laboratorio invece, si è concentrato sull'analisi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, approvata nel 2006 a New York e ratificata dall'Italia nel 2009. Tale convenzione, introdotta dalla prof.ssa Rinalda Montani, è al centro della mission di Anffas, poiché riconosce come diritto universale la necessità di assicurare il pieno godimento di tutti i diritti alle persone con disabilità.

Particolarmente significativa l'apertura della giornata,affidata alle immagini di un filmato che documenta alcuni dei progetti realizzati. In particolare va evidenziato che accanto al saluto delle autorità, c'è stata la presenza di autorappresentanti. "Nel 2016 Anffas Padova ha avviato il progetto Io Cittadino collegato all'omonimo progetto realizzato dall'Anffas Nazionale e co-finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che impegna in modo attivo e concreto un gruppo di persone con disabilità intellettiva", ricorda Lilia Manganaro, consigliera nazionale Anffas. "L'obiettivo è attivare il primo movimento italiano di self advocacy, che ANFFAS ha tradotto con il termine auto-rappresentanza".
Il progetto, che ha già una dimensione nazionale collegata alla piattaforma Europea EPSA (http://inclusion-europe.eu/), rappresenta un momento storico nel percorso di autodeterminazione delle persone con disabilità ed è al tempo stesso traguardo e punto di partenza di una piena cittadinanza.
Tra i relatori dell'evento, Anffas ha ospitato il contributo di Marina Santi, professore ordinario di pedagogia speciale dell'Università di Padova, che nella sua relazione ha affrontato le tematiche dell'inclusione della persona con disabilità, prospettandola come una sfida sociale. "La chiave per una piena inclusività passa attraverso l'eliminazione della cultura del contrasto, del noi verso loro, dell'abilismo contro la disabilità, delle categorie e delle etichette. Tale prospettiva è realizzabile se si modifica fortemente la rappresentazione sociale della disabilità. In un contesto inclusivo la prossimità permette di superare il concetto ormai anacronistico di cura e di assistenzialismo. Ricordiamoci in questa ottica che la persona, anzi, il cittadino disabile, non ha solo bisogni ma anche aspirazioni. E l'inclusione passa proprio attraverso il rispetto di un progetto di vita che tenga conto di ciò".
Ha invece focalizzato l'attenzione sul costrutto della Qualità della vita (QdV) che riflette le dinamiche che intercorrono tra le aspettative personali e le condizioni oggettive dell'esistenza, Luigi Croce, psichiatra, professore Università Cattolica di Brescia e presidente del Comitato Scientifico Anffas Onlus Nazionale."Come principio organizzatore, il modello basato sulla QdV è prezioso perché contribuisce a focalizzare l'attenzione sulla complessità esistenziale di ogni persona e orienta verso il superamento della distanza che troppo spesso si pone tra normalità e disabilità. La valutazione della QdV si costruisce su indicatori sensibili al contesto culturale di riferimento, per questo, correlato ai principi della convenzione ONU, risulta importante per il progetto di vita delle persone e per l'attivazione di processi inclusivi".

Nel pomeriggio una tavola rotonda ha ripreso e sviluppato i contenuti emersi nel corso della mattinata tra relazioni e laboratori. Il confronto ha coinvolto referenti sia pubblici che privati come Daniela Carraro, direttore servizi sociali A.ULSS6 Euganea, Alessia Brunetti, presidente nazionale dell'associazione XFragile, Elisabetta Bozzato, Vicepresidente Anffas Padova, la formatrice Patrizia Nadal, Alberto Danieli, dirigente Liceo Duca D'Aosta e Andrea Bergamo, dirigente dell'Ufficio Scolastico Territoriale.
A concludere l'evento è stato l'intervento del Presidente Nazionale Anffas Roberto Speziale di cui si allega una dichiarazione.

Anziano disperato per il furto della bici all'Arcella: Fratelli d'Italia lo "adotta" e lancia la sottoscrizione per ricomperargliela

E' stato un ottantunesimo compleanno amaro quello del lunedì di Pasquetta per Tito Panizza, noto pensionato dell'Arcella, che due settimane fa in via Buonarroti si è visto derubare la bicicletta che l'anziano commerciante usava per spostarsi in quartiere.
Panizza era stato premiato due anni fa con il Premio Sant'Antonio per la sua attività di "postino del pane": l'anziano infatti si prodiga da anni per aiutare le famiglie in difficoltà
portando loro generi alimentari che il pensionato raccoglie dagli esercizi commerciali dell'Arcella.
Tito Panizza, dopo aver fatto denuncia ai carabinieri, si è rivolto allo sportello Sos Cittadino che Fratelli d'Italia ha aperto al civico 165/b di via Buonarroti. "La storia di Tito
ci ha davvero colpiti - spiega Gabriele Zanon, fondatore del circolo cittadino di Fratelli d'Italia - e ci siamo dati subito da fare per aiutare concretamente questo signore che ha
subito un torto intollerabile e che merita tutta l'attenzione possibile. Per questo abbiamo lanciato una pubblica sottoscrizione attraverso il nostro sportello e tra i nostri attivisti
per ridare a Tito una bicicletta nuova".

Per avere informazioni e sostenere il caso dell'anziano derubato, o per denunciare piccoli e grandi casi di degrado urbano Fratelli d'Italia ha attivato un numero verde al 800 892823. "Il commissariamento ha bloccato un progetto che era pronto per essere inaugurato - spiega l'ex assessore della giunta Bitonci, Marina Buffoni - che veniva proprio incontro agli ultra 75enni come il signor Tito per aiutare gli anziani nel disbrigo delle pratiche burocratiche e per dare assistenza alle persone derubate nel cambio documenti, cambio chiavi di casa e tutte le incombenze successive ai furti in casa o agli scippi. I nostri padovani più in là con gli anni vanno tutelati contro la criminalità che purtroppo è lungi dall'essere sradicata. Ma noi continueremo ogni giorno la nostra battaglia per rendere l'Arcella e gli altri quartieri di Padova posti più vivibili per tutti".

Elezioni a Padova: Arturo Lorenzoni promette più gabinetti per tutti

Iniziative concrete per rilanciare la città. Il candidato sindaco di Coalizione Civica per Padova, Arturo Lorenzoni, lancia una proposta fattiva per la sicurezza, il decoro, la vivibilità: «Come sindaco una delle mie prime azioni sarà creare dei bagni pubblici in tutte le zone della città – spiega Lorenzoni – Un servizio indispensabile in una città che vuole dirsi davvero civile. Nel mondo ogni via è dotata di bagni pubblici. Mantengono il decoro urbano, la sicurezza, la vivibilità. Oggi per cittadini e turisti che visitano il centro storico è pratica comune fermarsi in un esercizio commerciale per consumare qualcosa. Una situazione fortemente limitante, soprattutto nelle ore serali, quando molti bar sono chiusi, e ormai non più tollerabile per i padovani e per i tanti giovani che fruiscono delle piazze. Ma c'è di più: oggi immigrati e senza tetto spesso sono le categorie che più vengono colpite da questa mancanza di servizi e questo contribuisce a stigmatizzarli e renderli invisi: con una semplice operazione di civiltà questo può cambiare. La tecnologia può facilmente venirci in aiuto: nelle metropoli come Parigi o Berlino ci sono bagni moderni autopulenti. L'integrazione parte dal basso, con passi semplici, ma significativi. Come il rilancio della città».

Gli auguri pasquali del Vescovo di Padova don Claudio Cipolla

Stiamo attraversando il Venerdì santo, il Sabato santo e la Domenica di Risurrezione, che rappresentano anche percorsi della nostra vita, specie se pensiamo alle tante ferite che segnano la nostra esistenza.

Delle ferite abbiamo tutti paura, così come ci investono di timore il Venerdì santo e il silenzio del Sabato. Ma è proprio nelle situazioni di fatica, di sofferenza, di dolore, che ritroviamo maggiormente noi stessi e ci scopriamo capaci di pregare, bisognosi di fraternità, di amicizia, di solidarietà. Le ferite sono condizioni che ci portano all'essenziale della nostra vita; sono luoghi "sacri" che ci permettono di cogliere ciò che è importante.

Il terreno quando viene solcato si apre e si lascia irrorare dalla pioggia, che lo gonfia e lo rende fertile, così è per le nostre ferite: sono solchi che ci attraversano e che ci aiutano ad accogliere quanto c'è di più buono, di più bello, ciò di cui abbiamo maggiormente bisogno.

Le nostre ferite invocano Speranza e ci rendono cercatori di Speranza permettendoci così di superare tristezza e mancanza di fiducia.
Così è la Risurrezione: un annuncio di speranza che accogliamo nella nostra vita, una parola nuova.

Auguro a tutti che le ferite possano aiutarci a cogliere il bello che ci attende, il bello dell'annuncio di essere cristiani, di essere discepoli della morte, del silenzio e della Risurrezione di Gesù.

Buona Pasqua!
+ Claudio, vescovo

Astoria vini firma la bottiglia del Giro d'Italia per il sesto anno di fila

Per il sesto anno consecutivo il Giro d'Italia brinderà ai vincitori di tappa e alla maglia rosa con le bollicine del Veneto. La prima delle "bottiglie del trionfo", con immancabile etichetta rosa, è stata stappata oggi al Vinitaly, nello stand dell'Azienda Astoria che la produce, alla presenza del Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, del Direttore del Giro Mauro Vegni, dei titolari di Astoria Paolo e Giorgio Polegato, di indimenticabili campioni del passato con Vittorio Adorni, Gianni Motta e Dino Zandegù, di un grande uomo della cultura veneta come Mauro Corona.

"Quest'anno – ha detto Zaia – il Giro d'Italia 2017 si deciderà in Veneto, all'arrivo della tappa ad Asiago. Chi sarà in maglia rosa lassù, avrà vinto il Giro, perché dopo ci sarà solo la kermesse conclusiva. E non poteva essere diversamente – ha aggiunto – perché il pressing che abbiamo fatto su Mauro Vegni è stato asfissiante e dell'attenzione che ci ha riservato lo voglio ringraziare di cuore, con tutto il suo staff".

"Il Veneto – ha aggiunto il Governatore – è la capitale italiana del Vino, e un vino veneto sarà l'abbinamento ideale per una delle manifestazioni sportive più famose e amate d'Italia e del Mondo come la corsa rosa".

"Le bottiglie con cui brinderanno i vincitori – ha concluso Zaia – sono preziose, perché non costituiscono il risultato di un'iniziativa estemporanea, ma di decenni di lavoro, iniziato dai nostri produttori quando quelle bollicine non significavano oro ma fatica".